IV di Avvento 2025

21/12/2025

Il 1^ novembre scorso è stato proclamato santo il Cardinale John Henry Newman, dottore della Chiesa. Quella di Newman è una figura stupenda nel panorama dei Santi della Chiesa. Leggiamo un suo passo:
«Il cristiano possiede una pace profonda, silenziosa, nascosta, che il mondo non vede. Il cristiano è gioioso, tranquillo, buono, amabile, cortese, ingenuo, modesto, non accampa a pretese. Il suo comportamento è talmente lontano dall’ostentazione della ricercatezza che a prima vista si può prenderlo facilmente per una persona ordinaria.»
Quella che il Cardinale Newman fa del cristiano è una descrizione che calza meravigliosamente con San Giuseppe, che in questa pagina del Vangelo di Matteo potremmo dire senz’altro essere il protagonista. Ma la domanda è: dove trova il cristiano questa pace che lo inonda e che lo fa sembrare “ordinario” (anche se di ordinario nella pace purtroppo ormai sembra non esserci più niente)? Ce lo spiega questa quarta Domenica di Avvento facendoci l’ultimo regalo di questo itinerario di avvicinamento al Natale che abbiamo fatto insieme.
Ricapitolando: la prima Domenica d’Avvento c’è stato fatto il dono del tempo e di una riflessione profonda sul tempo; la seconda Domenica di Avvento abbiamo parlato dei luoghi, dello spazio, del modo con cui viviamo la dimensione spaziale; la terza Domenica di Avvento ci siamo invece concentrati sui compagni di strada, su coloro che fanno insieme con noi questo cammino.
Oggi ci viene donato un orizzonte, un progetto, una speranza.
Ci viene mostrata la via della provvidenza.

Giuseppe, nei Vangeli, è descritto come un uomo pio e giusto, un lavoratore serio che veniva da una famiglia semplice ma dal passato glorioso. Apparteneva infatti ai figli del re Davide. Viene da Betlemme, la città che ha dato i natali al Re e che è tanto preziosa anche nella tradizione cristiana.
La semplicità di quest’uomo lo aveva portato a fare progetti amorevoli per sé. Nulla di apparentemente straordinario, certo.
Pensa di prendere con sé Maria, questa ragazza dal nome comune e dal carattere impareggiabile che gli ha rubato il cuore e che, lui spera, lo renderà padre. Tutti facciamo progetti nella nostra vita, tutti immaginiamo il nostro futuro, lo programmiamo, iniziamo sicuramente da bambini, da giovani, ma anche da anziani continuiamo a fare programmi, anche per quando non ci saremo più.
Però la vita poi si presenta a noi imprevedibile e difficile da ingabbiare e da prevedere.
La vita e la storia fanno il loro cammino e non sempre tengono conto dei nostri progetti e dei nostri desideri. Quando questo accade, quando i nostri desideri e la vita non corrispondono, sentiamo dentro come se la nostra fosse una vita rovinata.
Anche Giuseppe si gira e rigira nel letto e non riesce a prendere sonno perché Maria è rimasta incinta, sì, e lui, solo lui, sa che quel figlio non è il suo.
Forse qualche amico poco devoto di Giuseppe gli avrà anche fatto i complimenti per aver rotto gli schemi e aver rubato le gioie della vita matrimoniale in anticipo. Ma Giuseppe, uomo giusto, non lo avrebbe mai fatto e ora si ritrova a fare i conti con una vita che non è la sua, che non è in linea con i suoi piani. Pensa e ripensa e cerca una soluzione la più umana e la più equilibrata possibile. Decide di ripudiare in segreto Maria, ma in realtà sta dando anche un calcio alla sua vita e a quell’amore che lo aveva mosso a chiedere in sposa quella donna dolce. Ora che la scelta è fatta, può dormire, ma i suoi sogni non saranno sogni tranquilli. La sua, quella di Giuseppe, è una scelta che nasce dalla paura, dal turbamento interiore, forse da una sottile rabbia e dalla delusione.
Ma nessuna scelta che nasce da questi sentimenti è buona, anche quando capita a noi di farne. Il calcolo umano segue delle logiche che la vita non segue, perché la vita non accetta di stare alle regole dell’uomo.

Ed è proprio qui che Dio interviene, dentro un sogno, in una dimensione cioè diversa, più aderente alla realtà di quanto non lo fossero i progetti fatti da sveglio. Perché sì, a volte, i nostri sogni sono più veri dei nostri progetti. E che cosa dice il sogno a Giuseppe e che cosa può dire anche a noi oggi? Tre cose:

1) Non avere paura di amare. Chi ama non sbaglia mai. Lo ricorda lo stesso Agostino quando commenta la prima lettera di Giovanni e ricorda la grandezza dell’amore e scrive «Ama e fa’ ciò che vuoi».

2) Accogli l’inedito. La realtà ha più fantasia di quanto non ne possa avere un uomo e può condurre, se si vuiole, a una felicità piena e questa sì inaspettata. Le cose degli uomini, in fondo, sono sempre fragili.

3) Prova a dare un nome al futuro accettando la vita e rendendola tua senza pensare di conoscere il futuro. Accetta che la luce di Cristo, come scrive il cardinale Newman, «illumini il tuo prossimo passo». Scrive in una poesia: «Guidami tu, luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii tu a condurmi. La notte è oscura e sono lontano da casa, sii tu a condurmi. Sostieni i miei piedi vacillanti. Io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte.
Un passo solo mi sarà sufficiente».

Cristo che attendiamo e al quale abbiamo già preparato un posto è quella luce che può dare speranza a tutti noi.

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