08/02/2026
Siamo saliti anche noi insieme a Gesù e insieme ai Discepoli sul monte; sul monte dove Gesù ha proclamato e ha insegnato le Beatitudini. Siamo stati lì insieme a Gesù. E la liturgia ci presenta ora il prosieguo di quell’annuncio e di quell’insegnamento che Gesù ha lasciato a coloro che si erano avvicinati a Lui.
Domenica scorsa abbiamo sentito come molti siano saliti insieme a Gesù, ma soltanto alcuni si siano avvicinati a Lui per sentire la sua Parola: i discepoli. Siamo noi, coloro che vogliono ascoltarlo; vogliamo camminare insieme a Lui e vogliamo soprattutto riflettere, meditare, lasciarci travolgere, trasformare dalla sua Parola.
Oggi però il testo non parla di un insegnamento, non ci porta vicino a Gesù per essere in qualche modo scossi, ma per trovare il nostro senso e soprattutto per riuscire a trovare la nostra identità come discepoli. Infatti nel Vangelo di oggi Gesù non utilizza, come sarà più in là, imperativi o modi forti per scuotere i discepoli, ma un modo concreto e semplice di parlare alla loro coscienza: “voi siete il sale della terra e la luce del mondo”. “Voi siete”: è la coscienza di ogni discepolo. Noi siamo creati “sale”, noi siamo creati “luce”.
Perché essere sale della terra? Il sale serve alla terra? Si deve “rendere salata la terra”? Per quale motivo? Sembra difficile afferrarne il senso.
Nel mondo biblico, nella Scrittura, la terra viene indicata come la terra promessa, la terra del popolo d’Israele, la terra santa, dove ciascuno è chiamato per scoprire chi è nei confronti di Dio. E i discepoli devono rendersi conto che anche all’interno di quella comunità santa, di quella terra santa, come noi oggi, anche all’interno della nostra comunità, ciascuno è sale, non un sale che viene buttato giù, come si fa in montagna per sciogliere la neve, ma un sale che dà sapore. E nella cultura biblica, ma anche nelle altre culture, il sale è il sapore, il sale è ciò che conserva, il sale è ciò che mantiene integro qualcosa. E cosa deve mantenere? Qual è l’integrità che deve mantenere il sale? È l’integrità della fede.
Gesù ai discepoli dice: voi siete il sale, dovete mantenervi integri e soprattutto dovete dare sapore alla comunità, sapore al popolo che crede, ma che ha perso la sua identità di fede.
Il sale, ancora, significa accoglienza, consapevolezza, amicizia.
In molte culture, quando un ospite viene accolto, si dà il pane e il sale: l’accoglienza, il benvenuto, ma anche il sapore di essere accolti.
Aristotele diceva che per conoscere una buona persona, un amico, bisognava almeno mangiare con lui un chilo di sale… per significare ciò che ci fa conoscere l’un l’altro così come siamo, e soprattutto così come Dio ci ha creati. Tutti noi dovremmo essere il sapore di questa comunità, non giudicare, non disprezzare, ma essere il sapore per l’altro, incoraggiare, aiutare, sensibilizzare.
L’altra immagine forte, sempre biblica, è: “voi siete la luce del mondo”. Non dice “la luce della terra”: si passa da una comunità, alla terra. Gesù va oltre. Se nella comunità riuscite ad essere il sapore, certamente, anche per il mondo, sarete luce. E per noi la luce richiama un fatto straordinario e importante: la luce è la prima creazione che Dio fa nel libro della Genesi: “Sia la luce”, perché la luce è vita, la luce riscalda, e la luce allontana le tenebre, ma soprattutto le illumina. Pensiamo alle opere di Caravaggio, forse l’autore che descrive in modo migliore cosa è la tenebra e cosa è la luce: con un raggio di luce l’artista riesce a descrivere, a illuminare le persone, i volti, le azioni, la bellezza.
E Gesù dice ai discepoli: voi siete anche la luce del mondo, ecco la vostra identità. E allora la liturgia ci spinge, non ad apprendere da Gesù comandi, insegnamenti forti, ma ci spinge a renderci conto di ciò che siamo, di come siamo stati creati. Siamo stati creati bene da Dio, in modo perfetto, siamo stati creati con un sapore divino, siamo stati creati con un sapore umano, siamo stati creati con una sapienza, siamo stati creati con un’amicizia.
Siamo luce per gli altri, per il mondo, per una comunità, per una famiglia… ma Gesù ci pone anche in guardia, ci richiama all’umiltà: la nostra luce è riflessa da quella di Dio. Gesù ci spinge a guardarci dentro, e ad essere più consapevoli che il sapore e la luce non vengono da noi stessi, ma da Dio, da Lui. Noi non siamo il sole, ma siamo una luna, quella luna che viene illuminata dall’unico sole, che è Cristo Signore.