1° di Quaresima 2026

22/02/2026

Abbiamo deciso di compiere, domenica dopo domenica, celebrazione dopo celebrazione, l’itinerario che ci accompagna alla celebrazione del Triduo Pasquale attraverso i segni che la liturgia ci mette a disposizione. Il cammino quaresimale, soprattutto quello che viviamo quest’anno – il primo dei tre cicli domenicali, l’anno A – è caratterizzato proprio da un approfondimento dei temi battesimali, con testi che venivano letti già in antichità per accompagnare i catecumeni, cioè coloro che si preparavano a ricevere il Battesimo proprio nella celebrazione del Triduo Pasquale, al termine del quale, in una solenne liturgia pasquale, ricevevano i sacramenti dell’iniziazione cristiana: il Battesimo, la Confermazione e il dono dell’Eucaristia.

Per questo ogni domenica, dopo il segno delle ceneri che sta al centro, ci sarà un segno battesimale, rappresentato attraverso alcuni elementi che verranno messi nei cesti che sono alla base dell’altare.

Il tempo del catecumenato è un tempo nel quale il cristiano si prepara a quello che è il sacramento del battesimo. C’è un rito particolare che accompagna la preparazione al battesimo, che è il rito dell’unzione con l’olio del catecumeni. Quest’olio rappresenta la grazia di Dio nel combattimento contro il peccato, nell’affrontare quello che è proprio il tema di questa prima domenica, cioè il tema della tentazione. La tentazione, espressa al singolare, intesa proprio come modalità attraverso la quale il cristiano è abituato a vivere la sua lotta quotidiana; o potremmo usare il plurale, le tentazioni, per dire le singole tentazioni che possono presentarsi nella nostra vita, attraverso la deviazione rispetto a quello che è l’orizzonte di vita che il Signore ha segnato per noi.

Ma come fa il cristiano ad affrontare la tentazione?

In primo luogo, il cristiano deve imparare a capire che cos’è il peccato. E per capirlo la liturgia ci ha fatto un regalo bellissimo: ci ha fatto rileggere la pagina del peccato di Adamo ed Eva così come ce lo racconta il libro della Genesi.

Che cosa ci racconta questo testo? Beh, ci racconta un paio di cose.

La prima cosa che ci racconta è che la tentazione è quasi sempre una menzogna; per Israele il peccato tecnicamente significava sbagliare la mira, non riuscire a fare centro, non raggiungere l’obiettivo prefissato. Per farci sbagliare il demonio ci inganna, ci porta a guardare nella direzione sbagliata. Il brano della Genesi ci racconta che nel giardino che Dio aveva preparato perché l’uomo potesse godere della sua vita, potesse raggiungere la felicità, aveva piantato tanti alberi, alcuni che servivano per il sostentamento, alcuni che servivano per la salute (le piante medicinali), altri che avevano degli scopi particolari.

Ad esempio, al centro del giardino… che pianta c’era? La pianta della vita. Al centro del giardino c’era la pianta della vita. Ma nel giardino c’è anche un’altra pianta, la pianta della conoscenza del bene e del male.

Dio fa una cosa molto particolare. Pone un confine all’uomo e alla donna. Dice: Puoi mangiare tutti gli alberi del giardino (quindi compreso l’albero della vita). L’unica cosa che ti vieto di mangiare è l’albero della conoscenza del bene e del male. Per cui Dio pone un limite.

A noi non piacciono i limiti. Consideriamo i limiti qualcosa che impedisce alla nostra vita di poter sbocciare. In realtà il limite è qualcosa di positivo. Il limite ci mette in realtà di fronte alla nostra libertà.

Soltanto quando io posso scegliere di fare o non fare qualcosa, allora ho la libertà. Se io non ho possibilità di scelta, se io non ho la possibilità di decidere della mia vita, se io non ho un limite che posso decidere di oltrepassare, allora non sono autenticamente libero. Ma è evidente anche un’altra caratteristica.

Il primo limite Dio lo pone a se stesso: il giorno in cui crea il cielo e la terra. Lui che riempiva ogni cosa, dicono gli ebrei, ha fatto “Tzimtzum”, cioè “si è ritirato”. Ha posto un limite a se stesso per poter incontrare l’uomo.

Il limite, che noi spesso chiamiamo confine, diventa per noi che non cogliamo la bellezza del limite il luogo della lotta, il luogo del contrasto, il luogo della contrapposizione. È lungo i confini che nascono le guerre. Ma per Dio il confine è il luogo nel quale posso incontrare l’altro e uscire dalla mia solitudine, uscire dal mio egoismo.

Dio fa proprio questo regalo all’umanità. Gli dona la libertà, gli dona la possibilità di essere felice e gli dona la possibilità di una relazione con l’altro.

Cosa fa il demonio? Gli dice alla donna: ma sai, so che Dio ha posto dei limiti alla tua vita. Tu non puoi mangiare gli alberi, non puoi mangiare le cose che sono nel giardino. E la donna si lascia subito ingannare insieme con l’uomo (che è accanto a lei). Dice la donna: ah no, non è vero, noi possiamo mangiare tutti gli alberi del giardino, tranne uno, quello che è al centro. Però non è così: quello che è al centro è l’albero della vita. Quello lo potevano mangiare. Si è fatta ingannare. Il demonio ha spostato da un’altra parte la cosa più importante: Eva non guarda più la vita come la cosa più importante per lei, ciò che veramente conta. Ha improvvisamente immaginato che potesse contare di più qualcosa che non la vita. E l’ha messa al centro, non del giardino di Dio, ma del suo personale giardino. Ed è lo stesso scambio che il demonio cerca di fare con Gesù. Le caratteristiche del frutto del bene e del male, così come viene descritto nel libro della Genesi, corrispondono alle tre tentazioni che Gesù vive nel deserto. Il demonio agisce con furbizia e propone a Gesù tre cose che possono sembrare buone: del pane, una protezione (gli angeli che ti salveranno) e il potere, con cui ognuno di noi potrebbe fare i conti ogni giorno. Ma lo fa con inganno. E come risponde Gesù alla tentazione? Che cos’è quel dono che, una volta ricevuto il giorno del nostro Battesimo, in qualche modo accompagna la nostra vita e ci permette di lottare contro la tentazione? Lo stesso che usa Gesù: è la Parola di Dio.

Ecco perché abbiamo messo nel primo cestino quei piccoli rotoli di Vangelo. Ecco perché oggi abbiamo celebrato, dando particolare rilievo all’Evangeliario, la Parola di Dio: perché la relazione con la Parola di Dio sta alla base della vita del cristiano.

Che cos’è la Parola di Dio? Azzardiamo una definizione un po’ forte: la Parola di Dio è quel documento che inchioda Dio al servizio della nostra libertà. Non perché lo costringiamo, ma perché Dio stesso ha firmato con noi un’alleanza.

Dio ha firmato con noi un’alleanza, ponendo limite alla sua personale libertà per entrare in dialogo con noi, per mettersi al servizio della nostra libertà. E allora, attraverso la Parola di Dio e l’ascolto della Parola di Dio, noi inchiodiamo Dio a quella responsabilità che si è preso come Padre di accompagnarci nel nostro cammino filiale.

C’è più responsabilità da parte di un padre e di una madre rispetto ai figli che non di un figlio rispetto ai genitori. E quindi: c’è più responsabilità da parte di Dio nei nostri confronti che non nostra nei confronti di Dio.

Quella che ci viene proposta è una religione al contrario. Quella di un Dio Padre che si mette al servizio dell’uomo, che si fa servitore dell’uomo. Cristo nel punto più alto, nel vertice più alto della sua vita, si è fatto servo, si è messo a lavare i piedi dei suoi discepoli.

Sant’Antonio Abate, uno dei primi padri nel deserto, scriveva: Togliete le tentazioni e più nessuno si salverà. Questo perché Dio non si impone neanche per amarci, ma si propone proprio come padre della nostra storia.

La Quaresima allora non è un tempo di rinunce sterili, ma di decisioni. Non un tempo di privazione, ma di possibilità. Un tempo per imparare a scegliere la vita, a non lasciarsi ingannare, a camminare nel deserto con fiducia. Un tempo per camminare nel deserto nella speranza, abitato dalla Parola e dalla presenza di un Dio che è Padre. Un tempo di fiducia in un Dio che è padre, che si è impegnato con noi. Un logo in cui, silenziosamente, comincia già a fiorire la speranza.

_____

Icona del post: opera di Arianna Salustri, Chiesa del SS. Salvatore, Genzano di Roma

Torna in alto