24/05/2026
La Solennità della Pentecoste è una festa che affonda le sue radici nelle celebrazioni ebraiche. Sappiamo che le feste più importanti ebraiche erano la festa delle capanne, dove si ricordava il cammino nel deserto e la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, la Pasqua e la festa della Pentecoste, ovvero la festa delle settimane o delle primizie, 50 giorni dopo celebrata la Pasqua. Ciascuno, almeno gli uomini, dovevano in una di queste feste salire a Gerusalemme e presentarsi al Tempio.
Nella festa di Pentecoste era necessario portare le primizie, in quanto ringraziamento del primo raccolto della terra: si saliva al Tempio per ringraziare e anche per offrire quel raccolto, quella primizia, affinché poi fosse distribuito ai poveri.
Ecco, in questo contesto celebrativo che ci descrivono l’evangelista Luca e anche un po’ Giovanni, Gesù effonde lo Spirito Santo sui discepoli, sugli apostoli e anche su coloro che sono radunati per celebrare quella festa.
Passati 50 giorni, gli atti degli apostoli ci raccontano in modo dettagliato come avviene ciò. Ci soffermiamo sugli Atti degli apostoli, in cui Luca narra l’evento dello Spirito, cercando di descrivere con simboli questo evento.
L’evento dello Spirito Santo avviene quando la comunità è ricostituita. In che senso? Sappiamo che Mattia è stato scelto al posto di Giuda, per completare il numero dei dodici. A Luca interessa questo fatto perché lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, come in ogni realtà familiare, comunitaria, sociale entra, trova spazio quando c’è comunione. Tutto ciò infatti avviene quando i discepoli sono riuniti nello stesso luogo. Ed è molto bello perché l’evangelista ci dice che sono riuniti in un luogo, e poi dice “nella casa”.
Ci sono parecchie interpretazioni ma c’è un largo spazio per comprendere quel luogo e quella casa: da una parte è un po’ il luogo antico dove si ritorna alla fede. Gesù è morto, è risorto, è apparso ma ancora ci sono un po’ di dubbi, ci sono un po’ di difficoltà nella comunità. È quel luogo antico, probabilmente il Cenacolo, ma Luca ci ricorda anche che è una casa, un termine molto bello. Casa ha un significato intimo, particolare, ma ha anche significato di Tempio. Nella casa avvengono cose importanti per Luca: l’Annunciazione a Maria avviene nella casa, ed è importante, perché nella casa, anche nei luoghi più ristretti, più insignificanti per la vita avvengono cose grandi dello Spirito. Per Luca la casa ha anche il senso del Tempio: anche dunque con il rispetto di ciò che uno fa in questa casa, di ciò che uno dice in questa casa, di ciò che uno vive in questa casa, il Tempio.
Perciò due realtà molto fondanti per Luca. I discepoli erano riuniti in quel luogo antico, il Cenacolo, dove ancora il cuore va purificato, ma anche nel Tempio, vale a dire la casa dove Dio esiste, c’è, si manifesta. È in questo contesto che l’Evangelista dice che a un certo punto lo Spirito entra con forza e scende, mostrandosi attraverso lingue di fuoco e poi attraverso un rumore.
Lo Spirito è udibile e lo Spirito si deve vedere, si vede, si manifesta. E allora due realtà importanti: lo Spirito di Dio è comunione, si vede; lo Spirito di Dio si sente, non può non sentirsi. E lo Spirito darà il potere ai discepoli di parlare in altre lingue.
Ora, su questo testo ci sono molti dibattiti teologici, esegetici, ma occorre usare sempre un po’ di cautela, e profondità. Non si parla di glossolalia (cioè lingue di estasi dove uno si esprime attraverso suoni) ma di xenologia (il parlare altre lingue, lingue straniere): i discepoli, per opera dello Spirito, iniziarono a parlare in altre lingue per far comprendere a coloro che erano presenti il Vangelo. Questo è il senso profondo del testo che abbiamo ascoltato.
E i discepoli divennero testimoni, “martus”: siamo nel Vangelo di Luca, non nel Vangelo di Giovanni, e nel Vangelo di Luca testimone non significa colui che sacrifica la vita, come nel Vangelo di Giovanni, ma colui che è ciò che Cristo è, fa ciò che Cristo ha fatto, cioè indica l’essere coerente con il messaggio cristiano. Testimonianza è dire con esattezza chi è Cristo, fare della vita ciò che Cristo ha fatto.
I discepoli saranno testimoni. Ma dove? saranno testimoni dappertutto, a partire da Gerusalemme. Gerusalemme perché è il luogo dove si fonda la fede dei discepoli, dove hanno visto Cristo patire, soffrire, morire, risorgere. Quindi il luogo centrale, che per noi cristiani è il raduno della comunità intorno alla mensa, è il centro della nostra fede. Qui si purifica la nostra fede, qui impariamo dalle Scritture e dall’Eucaristia chi è Gesù, cosa ha fatto, come facciamo noi ad essere come Cristo e come rimaniamo coerenti.
Tutto il resto non ci serve. Tutto il resto è per il mondo. Se perdiamo questi elementi fondanti della fede possiamo stare in un’associazione o da qualche altra parte.
La fede è quando la comunità si raduna in quella Gerusalemme che è il luogo fondante della fede e da lì i discepoli dovranno annunciare il Vangelo passando per la Giudea, luogo più facile dove ci sono credenti, passando per la Samaria, luogo difficile dove inizia lo scontro con le altre realtà, con i non credenti o con coloro che hanno mischiato la fede con altre tradizioni; e poi a tutti i popoli. E qui Luca naturalmente pensa che il Vangelo arriverà a Roma. In effetti gli Atti degli apostoli terminano con l’annuncio del Vangelo a Roma.
“Andate e annunciate il Vangelo a tutti i popoli, a partire da Gerusalemme fino ai confini della terra”: quel confine della terra per l’Evangelista Luca è finalmente arrivare nel mondo pagano.
La Pentecoste ci ricorda allora che lo Spirito Santo continua ancora oggi a costruire comunione, a dare forza alla Chiesa e a rendere ciascuno di noi testimone del Vangelo. E tutto parte sempre da quella “Gerusalemme” che è la comunità radunata nell’Eucaristia, dove la nostra fede viene continuamente purificata e rinnovata.