Pochi operai 2026

15/06/2026

C’è un punto di partenza chiaro nel brano del Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato in questa domenica, ed è lo sguardo di Gesù: uno sguardo di compassione su una folla che appare ai suoi occhi stanca e sfinita. Dio non guarda il mondo da lontano ma si china sugli uomini per guardare le loro miserie. Si fa prossimo delle loro incertezze, delle loro insicurezze e vedendoli sfiniti sente per loro un amore profondo. Le forme di fatica degli uomini sono moltissime. Ognuno di noi sperimenta la propria personale forma di fatica. E questa fragilità tipica dell’uomo in qualche modo è il motore che muove la compassione di Dio.

Già il poeta Virgilio scriveva «Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt»: ci sono lacrime nelle cose degli uomini; c’è una fragilità che caratterizza proprio la vita quotidiana, dice il poeta, e agli occhi degli dèi le cose dei mortali hanno la capacità di toccare il cuore.

In qualche modo, questa frase è molto vicina all’immagine del Vangelo che abbiamo ascoltato oggi. Dio non può rimanere indifferente di fronte alle nostre fragilità. Ed è per questo che diventare cristiani, cioè assumere in qualche modo gli atteggiamenti che sono tipici di Dio – “imparate da me che sono mente e umile di cuore”, ci ha detto il Vangelo nella celebrazione della festa del Sacro Cuore proprio due giorni fa – diventare come lui, imparare da lui significa educare il nostro sguardo ed educarlo alla compassione. Diventare cristiani maturi significa adottare questo sguardo sulle cose. E il testo in qualche modo ce lo dice. Quando? Quando, dopo aver visto questa folla stanca e sfinita e aver riconosciuto che la messe è abbondante ma pochi sono gli operai, all’interno del suo gruppo di discepoli ne sceglie dodici.

Interviene su questa umanità sfinita dentro una relazione; e di che tipo? Beh, basta vedere quali sono i verbi che accompagnano l’invio missionario dei dodici.

“Predicare” è il primo, sicuramente il più importante: mettete al centro il Regno di Dio, trasformate il mondo e la sofferenza del mondo attraverso la predicazione del Regno di Dio.

Ma poi aggiunge una serie di verbi di cura: guarite, risanate, liberate, donate; verbi di cura che ci ricordano che si predica non soltanto con le parole ma soprattutto con gesti di misericordia e di vicinanza.

Cosa fa invece spesso il nostro sguardo? da che parte si posa il nostro sguardo quando incontriamo il volto dell’altro? spesso e volentieri si tratta del peccato; è il peccato dell’altro che balza ai nostri occhi con evidenza. Dimentichiamo che la persona non è ciò che fa; l’altro non è e non potrà mai essere solo il suo peccato. Anzi, quando abbiamo la capacità di scendere e di guardare in profondità le motivazioni che portano le persone a compiere determinati gesti, riconosciamo che dietro al peccato c’è spesso un profondo dolore. L’uomo è come un animale ferito, che proprio perché ferito attacca.E allora la frase di Gesù assume un senso completamente nuovo. Quando dice che la messe è molta non si limita a dire che su questa terra ci sono tante persone che vanno evangelizzate; dice qualcosa di più profondo: dice che c’è molto dolore nel mondo, c’è molto peccato, c’è molta fatica. E si domanda: chi possiamo mandare? chi sarà disposto ad andare? E guarda i suoi, guarda i suoi discepoli, e dice che c’è un motivo che spinge loro così come dovrebbe spingere noi ogni giorno a metterci al servizio di uni degli altri: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Tutto ciò che c’è di veramente importante, significativo, bello nella nostra vita ci è stato donato. La prima cosa che c’è stata donata è la vita; non l’abbiamo chiesta, non l’abbiamo meritata. E tra le cose che più riempiono il cuore e danno gioia alla nostra esistenza c’è l’amore, che possiamo sperimentare verso gli altri e che riceviamo ogni giorno. E l’amore, quando è autentico – altrimenti si tratta di qualche altra cosa – è e deve rimanere gratuito, immeritato e immeritabile.

E allora quando cogli che tutto quello che c’è di grande, di buono, di valore nella tua vita ti è stato dato gratuitamente, la tua vita si trasforma e diventa una vita donata. Altrimenti, se non è donata, quella vita ristagna, imputridisce. Per questo occorre saper perdere, rinunciare, cambiare, rinnovare la propria esistenza; lasciarsi trasformare dal Signore secondo la sua volontà. Questa è la nostra preghiera, questo è lo spirito con cui vogliamo affrontare questa settimana, le giornate, e le persone che incontreremo.

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