23/06/2026
In questa 12ª Domenica del Tempo ordinario – siamo al capitolo 10 del Vangelo di Matteo – c’è una frase che viene ripetuta in maniera ricorrente da Gesù ai suoi apostoli: per ben tre volte dice loro “non abbiate paura”. E’ come se volesse dire agli apostoli che è particolarmente importante per lui che venga eliminata ogni paura dalla loro vita, che possano vivere in una condizione in cui la paura non diventa, in qualche modo, protagonista delle loro esistenze. Ma perché per Gesù è così importante che la paura non serpeggi nel cuore degli apostoli? Noi sappiamo che il motivo del Vangelo è quello di fare un’esperienza di gioia, di libertà. Sono venuto “perché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena”. Gesù è venuto per togliere ogni dubbio dal cuore dell’uomo e farlo vivere nella libertà dei figli di Dio. E in qualche modo sembra dirci, tra le righe del Vangelo, che la paura ci impedisce di essere autenticamente liberi, e di essere veramente gioiosi.
Ma in che modo? Qual è il motivo della paura?
La paura è un’esperienza che impariamo a gestire fin da bambini. La paura nasce soprattutto nella impossibilità di conoscere ciò che abbiamo di fronte a noi, intorno a noi. La prima, forse la più atavica delle paure è la paura del buio, la paura di non poter avere sotto controllo le cose. Ma in realtà ogni paura ha un fondamento, una paura fondamentale alla quale ogni paura si rifà: la paura della morte. Noi sappiamo che, come ci racconta il libro della Genesi, la paura della morte è collegata al primo peccato, quello di Adamo ed Eva.
Quando nelle prime pagine della Genesi torniamo a leggere il dialogo tra il tentatore ed Eva, vi troviamo proprio questo: “Hai paura di morire. Lo so che hai paura di morire, ma se mangerai questo frutto, non morirai più”.
In qualche modo, essendo quello il peccato originale, cioè il peccato che origina ogni altro peccato, il peccato al quale assomiglia ogni altro peccato… è come se il libro della Genesi ci dicesse che ogni peccato nasce dalla paura di morire. Ecco perché la salvezza e la trasformazione del nostro cuore viene da quello che è il motivo principale della nostra fede: la speranza nella vita eterna, nella risurrezione della carne. Attraverso la sua morte e risurrezione, Gesù ha vinto la paura primordiale dell’uomo, quella di morire, e da quella vittoria sulla paura di morire è nata la vittoria sul peccato, su ogni peccato.
Se io non temo più la morte, non ho più questa paura, allora io non compirò nessun peccato. La maggior parte dei peccati che facciamo sono dunque, in qualche modo, figli della paura.
Ma come si superano le paure?
Gesù nel Vangelo di oggi e ci dà alcuni consigli.
Il primo consiglio che ci dà è che il primo elemento di superamento della paura non è il coraggio, come a volte pensiamo. Il coraggio a volte è più legato alla follia, in qualche modo. Un uomo coraggioso non sempre è un uomo che non ha paura, ma è un uomo che prova a vincere i propri timori attraverso la violenza, attraverso altre armi.
Il primo elemento di sconfitta della paura è la fiducia.
In fondo, che cosa fa un bambino quando sperimenta la paura? La prima cosa che fa è cercare il rifugio nelle braccia di un padre, nelle braccia di una madre. Abbiamo bisogno di fidarci. E allora Gesù ci dice nel Vangelo: non abbiate paura perché avete un padre che si prende cura di voi, che tiene contati anche i capelli del vostro capo, che vi guarda con attenzione e amorevolezza, molto più di quanto non possa fare chiunque altro.
La seconda cosa che ci viene suggerita è questa: in risposta alla paura del giudizio altrui – molto forte nell’attuale contesto sociale, soprattutto tra le generazioni più giovani, è la paura del giudizio altrui: cosa possono pensare di me? – Gesù ci ricorda che il Padre guarda anche le nostre fragilità e il nostro peccato con misericordia e perdono. E addirittura ci suggerisce di vivere dentro la verità di una relazione anche le nostre paure più profonde.
Dunque, se da una parte il primo elemento che ci viene dato per superare il peccato è la fiducia, Gesù sembra dirci che il secondo elemento è la verità. Non dobbiamo aver timore delle nostre fragilità, dei nostri limiti, dei nostri difetti, ma nella verità possiamo affrontare ogni situazione con serenità.
E l’ultimo suggerimento ci viene dato in una frase che già abbiamo citato qualche tempo fa, di Chesterton. che a un certo punto parla della capacità di “vivere l’allegria in trincea”. Un po’ tutti i maestri della spiritualità ci hanno insegnato che il modo migliore per vincere il peccato, per vincere la paura, è affrontarla con una dose massiccia di allegria. Dobbiamo essere contenti e affrontare anche i momenti più complicati con una vena di ironia. La cosa che il demonio teme di più è essere preso in giro, perché è molto egocentrico. Teme chi vive con allegria; “gente allegra non fa peccato”, dice un vecchio detto.
E allora viviamoci questo tempo proprio accogliendo l’invito che oggi il Signore ci fa a non temere, perché lui è con noi, ci è vicino, perché non ci giudica, e perché ci sprona vivere anche con un certo senso di libertà il rapporto con i nostri limiti, con i nostri difetti, scherzandoci sopra e prendendo con allegria la nostra vita.