Dalla croce all’acqua…

28/06/2026

Questo brano del Vangelo di Matteo che ci propone la XIII domenica del Tempo Ordinario è molto famoso, se non altro perché è diventata proverbiale la necessità di assumere sulle proprie spalle la croce nel servire Cristo. Spesso questa pagina è stata però letta in chiave morale, dentro una teologia del sacrificio che vedeva la croce come valore per sé stessa. In realtà il valore della croce non sta nel dolore subito o nella morte patita, ma sta nell’amore donato e nell’oblazione di Cristo per l’uomo.
In questa chiave di lettura la croce non è più il simbolo del dolore, che deve essere accettato con rassegnazione ed evangelica pazienza, ma è il segno della nostra disponibilità ad amare, oggi, sempre e in ogni momento, seguendo l’esempio di Gesù e quella che possiamo dire essere la nostra vocazione, quella battesimale, la vocazione alla santità, per essere santi come lui è santo. E questo nella quotidianità, nella quale siamo chiamati, spinti a fare il bene non nel senso eroico del termine, ma nella semplicità del dono.

Dare la vita e seguire Cristo con la propria croce diventa allora semplicemente guardarsi intorno, ed essere pronti e disponibili a dare a coloro che la storia ci mette di fronte quel poco che gli serve per vivere, fosse anche semplicemente un bicchiere d’acqua, la migliore che hai, fresca. Tutto il Vangelo si misura dentro questa oscillazione, dalla croce all’acqua, dal bene cercato per la nostra santificazione personale al bene donato per la salvezza dei fratelli.

In fondo tutto il Vangelo ci ricorda che per Dio, per Gesù, l’uomo, ogni uomo, è così importante,così fondamentale che se tu, fratello e discepolo di Cristo, sei pronto a prendertene cura, anche con semplicità, lui, Dio, è pronto a darti tutto ciò che ha, ciò che ha di più importante: il Figlio suo, e con lui il Paradiso.

In questa prospettiva, siamo invitati a sfruttare questo tempo estivo anche come tempo di studio, di meditazione, di preghiera, di approfondimento. Il papa poche settimane fa ci ha donato la sua prima enciclica, nella quale ha riversato i temi più importanti del suo magistero, appena iniziato ma già molto chiaro.
Le encicliche in qualche modo veicolano la grande tradizione del Vangelo, ma provano a tradurre in chiave odierna tutto ciò che stiamo vivendo e sperimentando come Chiesa e come umanità. In particolare, nella sua trattazione sull’intelligenza artificiale, Papa Leone ha ripetuto che seguire Cristo, come abbiamo ascoltato oggi nel Vangelo, significa riconoscere che l’essere umano, seppur nella sua fragillità e nel suo limite, è creato da immagine di Dio, e che il fedele – ciascuno di noi – è chiamato a testimoniare che la pienezza della vita umana risiede in dimensioni che nessun algoritmo potrà mai calcolare, come la capacità di amare, soffrire e di avere una coscienza umana, elementi di cui l’intelligenza artificiale – ci ricorda il Pontefice – è strutturalmente priva, ma che invece il Vangelo pone al vertice l’esperienza umana, insegnandoci a riconoscere che in un bicchiere d’acqua donata per amore c’è tutto ciò che serve all’uomo.

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