La Festa di Nozze

La pagina del Vangelo di questa ventottesima domenica del Tempo Ordinario ci presenta la parabola degli invitati alla festa di nozze. Un re dà una festa di nozze per suo figlio. È una metafora di quella che è la redenzione: è Cristo il figlio per il quale il Padre prepara una festa di nozze; e la festa di nozze è la festa con la sua chiesa, con il suo popolo, con la sua gente; è quella misericordia che è stata donata in abbondanza all’umanità.

Ma Gesù aggiunge che coloro che erano stati invitati a le nozze sembrano non aver appetito: quel banchetto preparato non soddisfa le loro esigenze. In genere, quando si torna a casa e non si ha appetito è perché l’appetito è stato già soddisfatto in altre sedi, in altri luoghi.

Quali possono essere i motivi per cui non viene soddisfatta quella voglia di celebrare questo momento di festa?

Su questo forse ci viene incontro il profeta Isaia nella Prima lettura che abbiamo ascoltato. Siamo al capitolo 25 di Isaia, che immagina il futuro di Israele come un banchetto di nozze che il Signore degli eserciti prepara sul suo monte per tutti i popoli; e questo banchetto è caratterizzato da bevande molto abbondanti – quindi c’è un’abbondanza di cibo, c’è cibo per tante persone. E si parla di “cibi succulenti” – quindi dei cibi che hanno un sapore particolarmente intenso e buono – e di vini raffinati. Ora, se a livello culturale guardiamo l’attuale situazione, possiamo dire che oggi ci siamo un po’ disabituati sia ai cibi succulenti che ai vini raffinati: il nostro palato in qualche modo si è disabituato a questo, si preferisce il fast food, si preferisce il cibo da asporto, il take away; e se si va al supermercato, sono sempre di più le monoporzioni. Se si beve si beve più “per dimenticare”, come dice un comico, che per sentire aromi particolari del vino: va bene pure il petrolio! purché serva allo scopo. Questo modo di rapportarsi con il cibo è in realtà la metafora di un modo di rapportarci con il mondo e con le relazioni: intanto ci siamo disabituati alle relazioni, viviamo in un contesto profondamente egoista, dove ognuno di noi viene prima degli altri… Viviamo in un mondo nel quale la promessa di un banchetto celeste sembra non interessare. A volte abbiamo l’impressione che anche la nostra predicazione cristiana non interessi il mondo. Il mondo cerca cibi diversi da quelli che vengono proposti dalla predicazione domenicale del Vangelo. Se si predica un amore che apre, spalanca le porte alla relazione con l’altro, il mondo preferisce un amore egoista; se noi predichiamo la fratellanza universale, il mondo preferisce la divisione e la ripartizione dei beni attraverso la forza; se noi predichiamo la speranza nel futuro, il mondo preferisce l’attualità e il mangiare tutto e subito. Ma questo stile di vita – che si è in qualche modo fatto forte in questi ultimi decenni – sta manifestando tutta la sua fragilità. La sta manifestando in un mondo che sembra non riuscire più a sopportare l’uomo e il suo modo di ragionare e di vivere su questa terra. Ieri abbiamo iniziato una serie di quattro appuntamenti sul tema dell’ecologia insieme al Centro Arcipelago, che si terranno in questi prossimi quattro sabati, e come parrocchia abbiamo voluto sposare questa iniziativa, perché quei i temi non sono temi estranei al Vangelo, ma sono temi che appartengono alla logica del Vangelo, che sempre ha predicato la fraternità e la speranza, l’amore universale.

Forse come comunità abbiamo smesso di riconoscere che quella fame che sembra essere stata dimenticata dagli uomini e dalle donne di questo tempo, in realtà è ancora presente nel loro corpo. Tantissimi sono i cuori affamati, che cercano qualcuno capace di dare a quei cuori delle risposte, delle logiche di pensiero, dei valori che il contesto culturale ha completamente rimosso e dimenticato.

E allora dobbiamo ritornare come comunità cristiana ad annunciare quei valori: la fedeltà, i valori di un amore condiviso, la capacità di stare dentro le nostre storie nella certezza che il nostro modo di comportarci può aprirci un domani diverso.

E dobbiamo impararlo proprio dalla pagina del Vangelo perché la pagina del Vangelo non si ferma a prendere coscienza di un mondo che ha perso l’appetito per le cose belle, ma ci dice qualcosa di più; ci dice che di fronte al diniego di quelle persone il re adotta una strategia straordinaria: non si arrende. E dice :il pranzo è pronto, il banchetto è pronto, allargate le maglie, aprite le porte e incontrate quelle persone che forse mai avrete incontrato come comunità cristiana, annunciate il Vangelo a quelli che sono poco abituati alle parole di Cristo, cominciate a girare per i crocicchi delle strade, andate dappertutto e lì portate il Vangelo.

Forse dal Concilio di Trento fino al Concilio Vaticano II la Chiesa, soprattutto in Occidente, si era abituata a stare dentro le proprie chiese, non aveva più sentito il bisogno di evangelizzare questo nostro mondo; si era andati fuori ad evangelizzare: in Africa, Asia, America Latina, con abbondanza di missionari. Ma oggi occorrono missionari per queste terre, occorrono missionari per l’Italia, per l’Europa, anche per Genzano; e quei missionari non è che dobbiamo andarli a trovare solo nelle congregazioni religiose; siamo noi che dobbiamo evangelizzare; e dobbiamo avere lo stesso atteggiamento di Cristo, che non si arrende al primo no, non si ferma davanti alla sazietà degli uomini e delle donne di questo tempo, ma dice a loro: cercate dentro di voi e troverete una fame molto più profonda di quella che la cultura di questo tempo sembra voler saziare.

Chiediamo allora al Signore questa domenica di darci questa capacità, come comunità cristiana: di essere dei buoni evangelizzatori.

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