01/01/2025
Luca ci racconta che dopo l’apparizione degli angeli tra gli ovili e i campi che circondavano Betlemme, i pastori si mettono in cammino per cercare Gesù.
Non è, quello descritto da Luca, un atteggiamento inedito nella Scrittura. Sono molti gli uomini e le donne che nella storia della Salvezza si sono messi in cammino alla ricerca di Dio e della sua volontà. Sono personaggi come Abramo, Giacobbe o Mosè, ma anche profeti come Elia, Isaia, Geremia. Ci sono poi quelli che si sono messi in cammino, ma per fuggire da Dio e dalla loro sorte. Spesso si tratta di personaggi difficili da inserire dentro i piani di Dio, i progetti del Signore: Caino se ne andrà ramingo e fuggiasco e il profeta Giona scapperà dal suo impegno di annuncio di conversione del suo popolo. Ecco, Luca oggi ci riporta pienamente in questa logica di cammino e di ricerca, perché non solo i pastori, ma tutti i personaggi che compaiono nel suo Vangelo, in particolare in questi primi capitoli, i cosiddetti “racconti dell’infanzia”, ci descrivono uomini e donne in cammino per cercare Dio e la sua volontà. Come nella storia della Salvezza, a volte si tratta di uomini e donne spinti dal desiderio di incontrare Dio per adorarlo , come i Magi; altre volte per eliminarlo, come Erode.
E allora ci viene da farci una domanda, all’inizio di questo nuovo anno: ma perché l’uomo porta nel cuore questo desiderio di Dio? Sappiamo che anche quando non è esplicito, o peggio, quando è sommerso sotto i detriti delle nostre storie di rabbia e di dolore, il cuore non smette di cercare Dio. Tornano alla mente le parole di San Giovanni Paolo II a Tor Vergata, rivolte ai giovani, nel Giubileo del 2000: “è Gesù che cercate quando cercate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae!”.
Ecco, potremmo rispondere a quella domanda – perché l’uomo cerca Dio? – dicendoci che in realtà l’uomo cerca Dio perché è Lui, Dio, che per primo si è messo a cercare l’uomo.
La domanda di Dio nel cuore del giardino di Eden è rimasta ancora irrisolta: “Adamo, dove sei?”. Facciamocela anche noi questa domanda. Dove si è nascosta quell’umanità che Dio ha creato a sua immagine e che si è lasciata deturpare nella sua bellezza originaria dal peccato, dall’odio e dalla violenza? Ci verrebbe voglia di fare eco al grido di Dio e chiedere anche noi a questa nostra umanità: ma dove sei finita? dove hai dimenticato il tuo anelito alla pace? dove hai nascosto il tuo desiderio di amore? che fine ha fatto la tua passione per il creato? Questa umanità non ha perso Dio, forse ha semplicemente perso se stessa, ha smarrito la sua altissima vocazione, ha confuso la gloria di Dio con le piccole glorie effimere di questo mondo, sacrificando se stessa sugli altari dei propri idoli.
Torneremo a farci questa stessa domanda tra pochi giorni, seguendo i Magi nella loro ricerca. Dove si trova Dio nel nostro tempo?
Luca ci invita a contemplare la natività come fanno i pastori per trovare Maria e Giuseppe con il bambino avvolto in fasce. Questa scena, la scena della natività, ha ispirato quasi tutti i grandi maestri dell’arte, soprattutto dell’arte sacra. Torna in mente l’adorazione dei pastori del Caravaggio conservata nel museo di Messina: Maria è sdraiata, abbraccia il bambino quasi a proteggere la sua fragilità, lo scalda con il suo corpo, lo guarda in un misto di amore e di preoccupazione. Il bambino, dal canto suo, si rivolge a lei quasi per consolarla in un gesto di tenerissimo amore: la mano le accarezza la guancia.
Ecco, questa immagine ci ricorda che se vogliamo trovare Dio dobbiamo ritrovare la nostra umanità, quell’umanità distrutta. Dobbiamo riscoprire nella nostra carne è la carne del Figlio di Dio fatto uomo.
Sarà un anno di pace solo quando torneremo ad essere un’umanità riconciliata con se stessa e con Dio.
L’augurio allora è quello di un Anno Santo fatto di pace e di speranza.