05/01/2025
In principio era il verbo, in principio era la luce, quella che illumina ogni uomo, quella che illumina le nostre tenebre, a meno che quelle tenebre non la rifiutino. Ecco, con poche semplici pennellate, come farebbe un poeta dello spirito, un profondo conoscitore dei misteri di Dio, Giovanni ci fa fare un volo da capogiro negli spazi infiniti della grazia.
Noi oggi, come bambini, vorremmo essere presi per mano dall’Evangelista dell’amore di Dio, del verbo che si è fatto carne per venire ad abitare in mezzo a noi, e delicatamente vorremmo essere condotti dentro al mistero, sapendo che ogni passo dentro al mistero di Dio è un passo che facciamo dentro il mistero dell’umano, dentro la nostra vita, nelle profondità e nelle pieghe della nostra esistenza.
E il primo passo lo facciamo a partire proprio dall’inizio del testo che ci è stato regalato questa mattina. “In principio”. È lo stesso inizio del libro della Genesi: “in principio Dio creò il cielo e la terra”. “En archè” nel testo greco di Giovanni; “Bereshit” nel testo ebraico della Genesi. È come se Giovanni ci ricordasse che ogni cosa ha un’origine, un punto di partenza, un nucleo iniziale nel quale è contenuto in potenza tutto ciò che verrà dopo.
Anche la nostra vita ha un punto di origine, un atto iniziale. E se ripercorriamo indietro la nostra storia, ci rendiamo conto che l’uomo nasce sempre da un’unione, da una comunione.
Nessuno di noi nasce per autogenesi. Non nasciamo da soli, non ci facciamo da soli. Ogni uomo, il principio di ogni uomo è quello di mettere in comunione, di mettere insieme.
Ci ricorderà poi il libro della Genesi che la crescita e lo sviluppo invece avviene attraverso la distinzione: luce e tenebre, terra e acqua, terra e cielo. Ecco, la distinzione è un processo di crescita. Noi cresciamo quando riusciamo a mettere ordine nelle cose della nostra vita, a comprenderle. Questo avviene fin dall’inizio, quando nasciamo: il parto è la prima distinzione, quando ci separiamo da nostra madre. Ecco, questa tensione tra comunione e distinzione è fondamentale affinché l’uomo possa sviluppare la propria vita.
È la stessa tensione, ad esempio, che anima la vita di una coppia. Solo quando una coppia riesce a vivere bene questa tensione tra la comunione, tra l’unità, tra l’essere una cosa sola e la distinzione e la consapevolezza di essere creature, che può vivere in quell’equilibrio una crescita dell’amore autentica e duratura.
Ma torniamo a quel “in principio” di cui ci parla Giovanni, e la Genesi.
Dicevamo che ogni nostra azione ha un punto di origine, nel bene o nel male. Per chi ogni giorno, come prescrive la Chiesa, fa un buon esame di coscienza… in quel momento avviene una specie di viaggio a ritroso nella nostra storia e nella nostra anima, per chiederci: da dove nasce questo atteggiamento? Se fossimo sinceri con noi stessi ci renderemmo conto che la molteplicità dei nostri peccati ha spesso in ciascuno di noi sempre la medesima origine, una specie di peccato originario-originale in noi, che si distingue da persona a persona.
Ci sono però anche atti di luce che trovano la loro origine dentro particolari doni di grazia che ci sono stati dati: sapienza, capacità di ascolto, discernimento, ma anche pazienza e mitezza. Ecco, chiediamoci sempre: qual è l’origine dei miei comportamenti, delle mie azioni? come posso distinguere il bene dal male, le tenebre dalla luce? E qui Giovanni ci invita a fare un secondo passo fondamentale nella comprensione di quel Dio trinitario che è comunione e distinzione, ma anche nella nostra vita personale. Giovanni ci ricorda che noi nasciamo da una luce, nasciamo dentro un atto di amore che è quello che da sempre Dio celebra con l’umanità; noi nasciamo da quella luce che è Cristo, certo ma, come ci dicevamo prima, se mi guardo dentro e vedo le mie personali pecche, i miei errori le mie paure, le mie incertezze, i miei travagli, il mio peccato ho l’impressione di non essere all’altezza della mia vocazione, di non essere degno di quella che è la dimensione alta della vita umana. Ma non devo dimenticare quello che oggi Giovanni ci dice proprio nel suo Prologo: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno sopraffatta. Se entri nelle tue tenebre con la luce di Dio, nulla possono le tenebre contro di te, la loro è una battaglia già persa, sono già sconfitte. Ma qui c’è una seconda tensione, fondamentale per la crescita dell’essere umano; se la prima era tra comunione e distinzione, questa seconda è tra luce e tenebre, tra le nostre fragilità che segnano la nostra anima crepando la nostra interiorità e la luce che viene da Dio. C’è un cantautore che probabilmente conoscete, Leonard Cohen – se non altro lo conoscete per la canzone Halleluia – che in un’altra canzone, Anthem, parla proprio di questa frattura tra luce e tenebre, ma ci ricorda che per quanto il male – l’espressione di quel male è nella canzone la guerra, in modo particolare – possa cercare di rompere il nostro equilibrio interiore, la luce è sempre più forte; e conclude “c’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce”.
Quanti passi avremo ancora da fare! per ora ci accontentiamo di questi due, sapendo che – come scrive Don Marco Pozza, cappellano di un carcere, spesso ospite della trasmissione “A sua immagine – : “si ha bisogno di tempo per conoscere chi siamo e come siamo; conoscersi è luce improvvisa e poco importa se ti bruci un po’ le ali e sbatti la faccia: il guadagno sarà per questa volta infinitamente più redditizio della botta presa; poterti gustare la storia, la tua storia in uno schermo ad alta definizione come il volto di Cristo, non ha paragoni sulla faccia della terra”. L’augurio che ci facciamo è proprio di saper guardare la nostra storia riflettendola nel volto di Cristo.