06/01/2025
Iniziando questo 2025, anno santo della speranza, mercoledì scorso, primo gennaio, ci siamo fatti una domanda alla quale oggi vogliamo tornare a rispondere, sulla quale vogliamo tornare a riflettere.
Come i santi Magi, anche noi, ogni uomo, porta scritto dentro l’anima un irresistibile desiderio di Dio, desiderio che ci muove a cercare, a farci domande, ma anche a condividere il risultato delle nostre ricerche. Dopo l’incontro con il Signore, i discepoli si diranno “Abbiamo incontrato il Messia!”.
Ci siamo però detti, mercoledì scorso, che nella tradizione cristiana è impossibile cercare Dio senza cercare l’uomo. Questo perché, come i Magi, alla fine del nostro cammino, a volte lungo – i Magi hanno camminato almeno un paio d’anni, secondo quanto riporta l’Evangelista – alla fine del nostro cammino troviamo un bambino, avvolto in fasce, protetto da una madre e da un padre, deposto dentro una mangiatoia.
Poco più di una quindicina d’anni fa, la Conferenza Episcopale Italiana ha redatto una piccola lettera indirizzata proprio ai cercatori di Dio, a quegli uomini e donne del nostro tempo che avvertono un’inquietudine interiore che non sempre è risolta. Dopo tutto lo scriveva anche Agostino, molti secoli fa, all’inizio delle sue confessioni: “Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te”.
Ma non sempre questo desiderio trova le giuste vie per esprimersi. E allora la domanda che ci facciamo oggi è: dove trovare Dio nel nostro tempo? Quale strada indicare a coloro che vorrebbero cercarlo?
C’è un racconto di Edgar Allan Poe, “La lettera rubata”, nel quale lo scrittore fa un’acuta analisi proprio sul tema della ricerca, del cercare, arrivando a una chiara conclusione: il posto migliore per nascondere una cosa è lasciarla in piena vista.
Successe qualcosa del genere alla Gioconda: fu rubata a Louvre il 20 agosto del 1911 da un italiano che lavorava nel museo e che la voleva riportare in Italia. Per due anni la tenne amabilmente esposta nel salotto di casa sua, mentre tutto il mondo la cercava. Poi dopo due anni la portò in Italia, a Firenze, e venne arrestato mentre cercava di venderla a dei rigattieri.
E allora, dove possiamo trovare Dio nella nostra vita e in quella degli altri? Probabilmente in bella vista.
Dio si manifesta ogni giorno, la sua è un’epifania continua nel mondo e nella storia.
Proviamo a vedere, ad esempio, dove lo hanno cercato e poi trovato i grandi santi e mistici della Chiesa. Tra tutti ne scegliamo uno, quello più amato dai cristiani almeno da otto secoli – l’anno prossimo saranno 800 anni dalla sua morte, il 3 ottobre del 1226 – : San Francesco d’Assisi. A differenza di molti che considerano i poveri come esseri umani sfortunati che vanno aiutati per superare la propria condizione di dolore e di miseria, Francesco non decide di aiutare i poveri, ma decide di farsi uno di loro, fino a chiedere al Papa di sposare Madonna Povertà. Francesco aveva scoperto Madonna Povertà proprio contemplando il mistero dell’Incarnazione del Verbo, accostandosi alla culla del piccolo bambino avvolto in fasce. Madonna Povertà Francesco l’aveva riconosciuta negli occhi del lebbroso. Era la povertà del mondo intero, la solidarietà con tutto ciò che è piccolo ed inerme e sofferente.
In Madonna povertà Francesco scopre la bellezza infinita dell’infinitamente piccolo, scopre la meraviglia dell’invisibile, il profumo dello spirito.
A volte non vediamo Dio perché il suo volto si è perso dentro la confusione delle mille cose accatastate nelle nostre case e nei nostri pensieri. Siamo diventati dei magazzini. Abbiamo perso di vista il suo volto perché abbiamo corso dietro alle complicazioni della nostra vita, dimenticandoci che per comprendere bisogna semplificare, che come nella scultura, come diceva Michelangelo, va tolto ciò che c’è in più per scoprire ciò che è rimasto imprigionato nella pietra.
Eccolo il trucco che oggi ci insegnano i Magi: imparare a vivere di semplicità senza alcun superfluo, senza quel complesso di cose che riempiono il nostro cuore, la nostra mente e – solo alla fine – anche la nostra casa.
La povertà non è questione di beni, la povertà è una questione di cuore. Forse dovremmo imparare a fare a meno, a fare di meno e ad avere di meno. Ecco, se imparassimo questo sarebbe sicuramente una buona festa dell’Epifania per tutti noi.
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Immagine del post: Adorazione dei Magi, icona 2x2mt opera di Raffaella Rovina, Chiesa del SS.Salvatore – Genzano di Roma