05/03/2025
Ogni anno il periodo di Quaresima è aperto da questa straordinaria pagina tratta dal discorso della montagna di Matteo, dove vengono richiamati gli elementi fondamentali della Quaresima: l’emosina, la preghiera e il digiuno, richiamati anche all’inizio della celebrazione. Tre elementi che appartengono alla tradizione cristiana e che ben conosciamo; tuttavia, è da notare come nel testo di Matteo tutti e tre questi elementi, tradizionali anche alla storia di Israele, vengano messi da Gesù sotto un unico segno, che è quello dell’umiltà: fate ogni cosa non per essere visti, ma nell’umiltà, nella semplicità del cuore, perché il Signore è colui che ha preparato ogni cosa per ricompensarvi, non delle vostre fatiche, ma della dolcezza dell’amore sperimentato.
Nel testo “Stagioni Liturgiche” Thomas Merton, uno dei pilastri della spiritualità cristiana del secolo scorso, proprio parlando delle cenere, scrive:
“La croce, tracciata con la cenere su di noi, è il segno della vittoria di Cristo sulla morte. Nel porre sulla nostra fronte quella piccola croce di cenere, la Chiesa desidera toglierci dalle spalle tutti gli altri pesanti fardelli: il peso schiacciante del senso di colpa, ossessivo e tormentoso, e il peso morto dell’amore per noi stessi.”
Un pezzo alla volta, ci si fa chiara la strada che ci viene tracciata per questa Quaresima, e che Papa Francesco indica proprio nel messaggio quaresimale quando dice: “con il segno penitenziale delle ceneri sul capo iniziamo il pellegrinaggio annuale della Santa Quaresima nella fede e nella speranza.”
È nella fede e nella speranza dunque che inseriamo queste ceneri. Nella fede per la risurrezione di Cristo e nella speranza dell’essere perdonati dai nostri peccati. Ma qual è il rapporto tra il peso e l’umiltà? Perché Thomas Merton in qualche modo mette in evidenza come solo l’umiltà sia capace di alleggerirci dai nostri pesi?
Ci viene in aiuto il sommo poeta quando nel Canto X del Purgatorio parla proprio del tema dell’umiltà: sono appena entrati attraverso la porta del Purgatorio e si trovano nella prima zona del Purgatorio stesso, quando Dante vede davanti a sé un bassorilievo così vivido, così bello da sembrare vero. Ci sono tre scene di umiltà che vengono descritte, due bibliche (una neotestamentaria, una veterotestamentaria) e una storica. Una delle scene rappresenta Maria che riceve l’annuncio dell’angelo e in umiltà accoglie di vivere la volontà di Dio nella sua vita. C’è poi la scena di Davide che danza davanti all’arca che viene portata a Gerusalemme per la prima volta (Davide aveva conquistato Gerusalemme dopo la morte di Saul). E si dice nell’Antico Testamento che Davide ballò con tanta frenesia che si scoprì e sua moglie Mikal, figlia di Saul, ne fu turbata e rimproverò il marito per essersi umiliato, al che Davide rispose “mi umilierò ancora di più davanti al Signore perché è lui, solo lui, che va onorato.”
La terza scena è forse apparentemente meno legata al mondo biblico: mostra l’imperatore Traiano che viene fermato da una vedova che chiede giustizia per sé. Traiano inizialmente non vuole farlo, ma poi questa donna gli ricorda che facendo giustizia lui meriterà di essere accolto nel trionfo. Lui che stava con un intero esercito, scende da cavallo e fa giustizia alla vedova, perché quell’azione che lo porta a scendere da cavallo, a umiliarsi, a fermare un intero esercito vale più di qualsiasi altra conquista che l’imperatore avrebbe potuto fare con il suo esercito. Subito dopo appaiono coloro che sono in quella zona del Purgatorio: i superbi. Qual è la caratteristica dei superbi? Che camminano portando sulle spalle un enorme peso che li porta con la faccia fino a terra.
Ecco, a volte noi pensiamo che il superbo sia quello che ha lo sguardo alto, che guarda il mondo dall’alto; ma in realtà il superbo porta sulle spalle un peso opprimente, che è il peso del tentativo continuo di essere sulla cresta dell’onda. Porta sulle spalle il peso continuo del giudizio degli altri, il peso continuo di dover essere all’altezza di qualcosa che non potrà mai raggiungere, perché sperimenta ogni giorno il suo essere un essere fallito. E allora non è la superbia, non è l’onore delle cose di questo mondo, non è la potenza che può liberarci dai pesi che tanti di noi portano sulle spalle, ma è soltanto la capacità di umiliarci di fronte a Dio.
E conclude Thomas Merton: “E noi non dovremmo caricarci sulle spalle un fardello di penitenza ed entrare barcollando nella Quaresima come se fossimo Atlante che portava il mondo sulle spalle. La penitenza è concepita dalla Chiesa non tanto come un peso quanto piuttosto come una liberazione. Diventa un peso soltanto per quelli che se ne caricano di malavoglia. L’amore la rende leggera e piena di letizia; e questa è un’altra ragione per la quale il mercoledì delle ceneri è colmo della luminosità gioiosa dell’amore.”