La bellezza salva

02/03/2025

Terminiamo con questa domenica il grande annuncio che Gesù ha fatto in questa pianura tra la piccola montagna detta “delle beatitudini”e il lago di Tiberiade. In questo luogo meraviglioso, Gesù propone ai discepoli e alla folla una serie di insegnamenti.

In queste domeniche abbiamo potuto contemplare uno dei primi insegnamenti: la prima domenica le beatitudini e i guai; la seconda domenica la preghiera, pregare per i nemici, benedire, avere un cuore di padre nei confronti degli altri; in questa ultima domenica, infine, Gesù si rivolge ai suoi discepoli – non più alla folla, o agli scribi e ai farisei che spesso sono in contrasto con quanto esprime – fornendo loro tre semplici insegnamenti attraverso una parabola.

L’insegnamento è per i suoi discepoli, come per far intendere che, dopo un percorso, saranno loro i futuri annunciatori del Vangelo. Il Vangelo di oggi è indirizzato cioè a coloro che davvero vogliono prendere sul serio questa parola, e poi esserne discepoli e in futuro maestri, secondo la verità di Gesù.

Questi tre piccoli, ma profondi insegnamenti riguardano tre tematiche anche pubbliche e fondamentali, sia antico che neo-testamentarie:

– la cecità: un cieco non può guidare un altro cieco;
– l’ipocrisia: togliere, prima di correggere l’altro, la trave dal proprio occhio;
– la bontà: produrre frutti buoni che partono dal cuore e non frutti cattivi.

Il primo insegnamento, riguardo la cecità, è fondamentale, perché Gesù non parla di una cecità fisica, ma di una cecità spirituale: un discepolo che non ha imparato, che non ha appreso bene l’insegnamento di Gesù, non potrà mai essere una guida. Quand’è che un discepolo diventa come il maestro? quando ha imparato, quando si è lasciato guidare da Cristo, dopo un percorso lungo. Un discepolo sarà vero discepolo quando umilmente si sarà fatto guidare, avrà imparato la strada della verità, della spiritualità, dell’umanità, e quando sarà in questa totale verità potrà fare da guida.

È interessante come in questa prima fase del Vangelo poi Gesù affermi una cosa per noi molto diversa, che probabilmente non accettiamo: un discepolo non è più del maestro, ma ognuno che sia ben preparato sarà come il maestro.

Noi solitamente diciamo che il vero discepolo, il bravo discepolo è colui che supererà il maestro – ad esempio Giotto ha superato Cimabue, Bach ha superato suo padre e suo fratello … – Gesù dice invece che il discepolo dovrà essere come il maestro, ma non dovrà superarlo. Perché? perché se noi siamo discepoli di Cristo e, un po’ come Pietro, abbiamo spesso la tentazione di dire “Ti insegno io a fare il Cristo”, ci illudiamo di “superare” il maestro ma non siamo più nella verità.

E allora ecco il senso profondo: nessuno si può ergere più di Cristo. Noi dobbiamo arrivare a quell’altezza ma senza superarlo, perché quando l’abbiamo superato siamo già stati tentati e siamo come Pietro che dice “no Signore, non finirai su quella croce, ti insegno io a fare il Cristo”.

Preghiamo oggi per i nostri governanti e per tutti coloro che assumono compiti importanti nella società, affinché siano umili e sappiano guidare le nazioni, ma anche per tutti coloro che svolgono compiti di insegnamento, per tutti coloro che sono genitori. Come abbiamo pregato nella Colletta, all’inizio di questa liturgia: Signore guida tu la storia, gli eventi della storia.

Nel secondo insegnamento, Gesù dice ai discepoli di non essere ipocriti; questa espressione viene dalla semantica semitica; nella lingua greca “ypokrinomai” significa “parlare da sotto”, “parlare da fuori”. Nella cultura greca infatti gli “ypokrites” erano gli attori, che indossavano la maschera e che dietro alla maschera parlavano, oppure gli altri personaggi sul palcoscenico che parlavano mentre gli attori si muovevano. Gesù dice quindi: non siate persone che parlano “da sotto”, “dal di fuori” della vostra persona. Un vero discepolo non potrà essere un attore che impara il copione e poi recita qualche volta, una domenica sì, una domenica no, impara, impara, ma senza che quell’insegnamento lo abbia toccato e lo abbia trasformato. Ecco l’ipocrisia. Gesù dice non siate ipocriti, non fate come gli attori, imparate e lasciatevi trasformare da questo messaggio.

E il terzo punto del Vangelo: Gesù utilizza un’espressione molto semplice: “siate come un albero che produce frutti”. Un albero cresce, produce i fiori, produce i frutti e poi dona i frutti. Non se li tiene per sé. Con questa immagine bella, anche biblica, Gesù ci invita a tirar fuori dal nostro cuore i tesori più preziosi: la bontà, la bellezza, la mansuetudine.

Paolo dirà nelle sue lettere che ciò che viene da dentro l’uomo è bello, ma può essere anche brutto. E allora Gesù sta dicendo ai discepoli: lasciatevi educare dalla parola, e fate sì che voi possiate tirare fuori dal vostro cuore le cose più belle, perché se tirate fuori le cose più brutte, esse cercheranno di plasmare la vostra vita e di prendere il sopravvento. Preghiamo oggi anche noi affinché possiamo nella nostra storia, nel nostro cammino tirar fuori il meglio di noi stessi, lasciando andare inimicizie, gelosie, maldicenze, e lasciando che la bellezza trasformi la nostra vita, che la bellezza salvi il mondo.

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