Siate misericordiosi

23/02/2025

Continua, anche in questa settima domenica del tempo ordinario, il “discorso della pianura”, quello che abbiamo iniziato a leggere la settimana scorsa, con le beatitudini e i guai, e che ci accompagnerà fino all’inizio della Quaresima. Domenica prossima ascolteremo ancora una pagina di questo importante capitolo del Vangelo di Luca.

In una sua famosa canzone, Alan Sorrenti ci ricorda che siamo tutti “figli delle stelle”, eroi di un sogno. Quella che oggi ci viene proposta dalle pagine della Scrittura è l’interpretazione di una umanità che supera la nostra visione, solo “biologica”, dell’essere umano.
Paolo, nella seconda lettura, quando scrive ai Corinzi, ci ricorda che possiamo concepire l’uomo o solo come un essere biologico, fatto di terra e tratto della terra, oppure possiamo riconoscere che l’uomo è anche una creatura spirituale, che viene dal cielo.
Ma qual è la differenza tra essere biologico e essere spirituale, tra l’uomo di carne e l’uomo di spirito? Se sono convinto che l’uomo sia solo biologia, allora devo accettare che in lui tutto sia solo risposta biologica, quindi legata all’istinto, agli ormoni, alla natura. Se risponde a questi istinti – ci dice questa idea – allora l’uomo è felice quando soddisfa i propri appetiti ed è soddisfatto da ciò che ottiene. Il problema è che questa logica conduce spesso a scelte scellerate, che oggi sono sotto i nostri occhi: sfruttamento delle risorse del creato, ricerca ostentata de bene individuale, realizzazione del proprio io a discapito di tutti, della comunità lontana – più facile – ma anche di quella più prossima. Lo voglio e comunque lo ottengo.
In fondo, dietro la biologia c’è l’idea che io salvo solo chi mi aiuta a realizzare i miei istinti, i miei egoismi, i miei interessi. Il resto non conta. Questo modo di ragionare purtroppo ha sempre prodotto dolore e morte, nelle file dei deboli – molti – ma anche nelle file dei forti.

Gesù propone una via alternativa a questa logica: una logica imitativa, nella quale, se siamo figli dell’uomo celeste, figli delle stelle, possiamo compiere le scelte dell’uomo celeste. Sperimentare cioè che la vera gioia non nasce solo dall’ottenimento di un bene personale, ma che la vera gioia sta nel diventare ciò che realmente siamo, sta nel realizzare la nostra vocazione.
La vendetta è un affare biologico, il perdono e la misericordia sono un affare divino. La prima conduce l’uomo a una soddisfazione immediata, che però distrugge la sua natura più profonda e lo conduce alla distruzione del mondo. Il secondo produce la pace, ma a condizione che si accolga nel cuore colui che è portatore di questa pace, lo Spirito.

Gesù non ci chiede di assumerci l’onere del perdono – “devi perdonare”, quasi fosse un mero esercizio morale, che ci spingerebbe addirittura a immaginarci migliori dei nostri nemici – . Gesù non ci chiede di mostrare al mondo la nostra compassione, per ottenere magari un allargamento delle fila di coloro che credono nel Signore, coloro che si dicono cristiani; e Gesù non lo ne chiede neanche perché l’alternativa all’amore è solo la morte. Tutto questo accade, ma Gesù non lo chiede. Gesù invece ci chiede di guardare il nostro cuore, di vederlo in profondità, ci chiede di riconoscere nelle linee del nostro volto le linee del volto del Padre, che è – ce l’ha ricordato oggi – misericordia. Non ci chiede di fare, ci chiede di scoprire chi siamo realmente.
Quando avremo fatto questa scoperta, il resto verrà da sé.
Concludiamo con le parole di un uomo che questa verità non l’ha semplicemente pensata, non l’ha semplicemente detta o scritta, ma l’ha incisa prima di tutto sulla propria pelle, attraverso la sua vita. Leggiamo il passaggio di una predica di Martin Luther King, che suona estremamente attuale:
“Il tempo risuona del fragore e della rovina di comunità che si abbandonano all’odio e alla violenza. Per la salvezza della nostra nazione, per la salvezza dell’umanità, noi dobbiamo seguire un’altra via. Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze. Andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo.
Fateci quello che volete, noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo in buona coscienza obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione, noi vi ameremo ancora.
Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nell’ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi. Faremo talmente appello al vostro cuore e alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi. E la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L’amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo.”

Questa forza creativa, così splendidamente esemplificata nella vita di nostro Signore Gesù Cristo, è il più potente strumento disponibile nell’umana ricerca della pace e della sicurezza.

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