Pentecoste 2025

08/06/2025

Sono passati 50 giorni dalla Pasqua: 40 di istruzioni, di apparizioni di Gesù nella propria comunità, per rafforzare la fede dei discepoli, e 10 giorni per darci l’occasione e la possibilità di riflettere, di meditare sul dono che lui avrebbe inviato dal Padre presso i discepoli: lo Spirito Santo, con i suoi doni.

Tutto ciò che avviene nel contesto della Pentecoste, in questa Solennità, avviene in un luogo particolare. Luca, negli Atti degli Apostoli, nella prima lettura che abbiamo ascoltato, narra questo evento, e soltanto l’Evangelista Luca va a narrarci in modo dettagliato l’evento dello Spirito Santo; anche il Vangelo di Giovanni, però con tratti forse più delicati e più teologici, altamente meditativi.

Tutto accade a Gerusalemme. Un luogo particolare, perché è la città dove l’evento della morte, della passione, della risurrezione avviene, quindi l’evento celebrativo della fede di ciascuno, ma è anche il luogo dove i discepoli, in una stanza, si riuniscono nell’ultima cena per celebrare, stanza che poi diventa luogo di rifugio, luogo di apparizione, e insieme a Maria un luogo di preghiera, per ascoltare e per essere rafforzati nello spirito del Signore.

Gli Atti degli Apostoli narrano questo evento con molta delicatezza e bellezza straordinaria. Mentre i discepoli stavano in quel luogo, e Luca non ci dice perché, aspettavano il dono dello Spirito Santo, ma non esprime con quali sentimenti (paura, rifugio, preghiera, preoccupazione), proprio come quando noi ci raduniamo per pregare: ciascuno di noi viene di fronte a Dio portando il carico, il peso dei propri sentimenti e della propria vita, e tutto il carico, tutti i sentimenti che portiamo sono giusti, nessun sentimento è sbagliato, ognuno porta di fronte a Dio i propri sentimenti, di preghiera, di rifugio, di silenzio, di preoccupazione.

I discepoli sono venuti perché sanno che lo Spirito Santo arriverà, Gesù lo aveva promesso. Ora il punto delicato e la bellezza degli Atti degli Apostoli è che Luca ci spiega anche come avviene, come arriva lo Spirito Santo in questa comunità. Se abbiamo qualche reminiscenza dell’azione dello Spirito Santo nella Bibbia, possiamo pensare al libro della Genesi, dove lo Spirito aleggiava prima sulle acque e poi dopo la separazione delle acque, scende.
Così anche quello Spirito tranquillo, sereno, che si poggia sia su Samuele che su Elia, che che passa davanti alla caverna con la brezza del vento leggero. E siamo abituati a pensare lo Spirito del Signore in quella quiete che a volte ci lascia indifferenti. Ma negli Atti degli Apostoli lo Spirito arriva con forza, con violenza, e “schiaffeggia”.
Noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo nella Cresima, e lì lo schiaffo del vescovo sta a ricordare che lo Spirito ci sveglia. La nostra fede spesso si riduce a dei segni e a dei gesti minimi, come se volessimo dire a Dio che deve entrare piano piano, e controlliamo noi l’entrata e l’arrivo dello Spirito Santo. Nel testo degli Atti degli apostoli Luca ci dice che lo Spirito arriva con violenza, “Bias”, è forte, violento, perché deve scuotere la comunità dei discepoli. Questa è la nostra fede, non possiamo opporre l’esistenza allo Spirito. Ogni tanto lo Spirito fa ciò che vuole, decide, scombussola, riaggiusta, sistema, edifica, non è controllabile e non può essere controllato.

Così come lo Spirito Santo arriva attraverso la visione di segni: delle lingue di fuoco che scendono sui discepoli, però con una caratteristica: queste lingue di fuoco provengono dallo stesso fuoco, dallo stesso Carisma, dallo stesso Dio, dallo stesso Cristo. Questo è importante per noi: perché nella Chiesa si nota la differenza nell’unità, la diversità nell’unità.
Questa diversità, come dirà Paolo nel Capitolo XII ai Corinzi parlando dei diversi carismi, arriva nella Chiesa, ma nell’unità dello stesso Spirito. E’ forse la difficoltà maggiore che spesso come comunità abbiamo: contemplare la diversità, ma essere sotto l’azione dello stesso Spirito. E qui entra in gioco l’umiltà di ciascuno, la sincerità di ciascuno e anche la grandezza di ciascuno.

Luca ci dice anche che dopo questo evento tutti, tutti furono riempiti dello Spirito Santo. Il giorno – per dire la vita – si riempì di Spirito Santo, la casa, i discepoli, i luoghi. Come noi oggi, da cristiani, dovremmo dire: le nostre famiglie si riempiono di Spirito Santo, il nostro Sagrato, le nostre aule, la nostra casa, il nostro lavoro, tutto si deve riempire di quello Spirito che è soltanto di Gesù, che è soltanto del risorto.
E quello Spirito possa portare nelle nostre case sapienza, amore e intelligenza.
Così il Vangelo di Giovanni conclude il suo percorso dopo questa grande meditazione dicendo: lo Spirito Santo vi insegnerà e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Preghiamo perché anche la nostra comunità, anche la nostra vita, ogni tanto, si lasci “schiaffeggiare” da quello Spirito per risvegliarci a una vita di santità e di sapienza.

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