Corpus Domini

22/06/2025

Un testo poetico di padre Turoldo comincia così:
Cristo mia dolce rovina, impossibile amarti impunemente”.

Ci sono misteri che non possono essere accolti con un ragionamento neanche quando si tratta di un ragionamento spirituale, teologico. Ci sono misteri che possono essere penetrati soltanto con la poesia, che possono essere affrontati solo dentro una storia, facendoci entrare in punta di piedi dentro un’esperienza.
È così per l’Eucaristia: per noi il mistero è celebrazione prima ancora di essere verità teologica; è intensa esperienza spirituale, incontro con Cristo.
Potremmo affannarci per ore a discutere sulla differenza in sostanza e accidenti e provare a capire in che modo i miei occhi possano vedere un pezzo di pane mentre il mio cuore vi riconosce la presenza del suo Signore. Potremmo riflettere sul tema fondamentale del sacrificio che Gesù fa di se stesso sulla croce donandoci la sua vita eterna perché diventi eterna la nostra vita mortale. Ma tutto questo potrebbe rischiare di riempire di parole la nostra mente senza fare effettivamente chiarezza, di riempirci di domande senza trovare neanche una risposta.
Allora siamo invitati oggi ad accogliere il mistero di Dio proprio con le parole di Padre Turoldo: “Cristo, mia dolce rovina!”.

Ricordiamo le parole che il demonio mette sulla bocca di un uomo che incontra Gesù, mentre Gesù stesso cerca con insistenza di allontanare il demonio da lui: “Cosa c’è tra noi e te, Gesù? sei venuto a rovinarci?”.
Ebbene sì, Dio rovina! rovina le logiche mondane, rovina i progetti di guadagno terreno, e rovina i piani egoisti di chi pensa di poter ottenere la vita rubando la vita.

Se mi perdo per un attimo con lo sguardo sulla superficie di quel pezzo di pane, capisco che è la sua semplicità a stupirmi, la povertà di ciò che mi sazia senza che il sapore mi distragga, anzi, richiamandomi storie di pace e di fraternità.
Eucarestia, mistero di un pane che mi permette di intuire l’amore; un amore che riconosce il mio peccato senza farmi temere la punizione, se mi abbandono a quell’amore e mi lascio semplicemente amare.

Torna in alto