Santi Pietro e Paolo

30/06/2025

Nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo la Chiesa vuole celebrare insieme i due grandi apostoli, i due grandi annunciatori della fede che hanno condiviso l’ultima tappa della loro vita annunciando il Vangelo di Cristo e incoronando la loro esistenza con il martirio: il martirio per Cristo, il martirio per la fede, il martirio per le prime comunità cristiane.

Tutti conosciamo la vita dei due apostoli.
Pietro, come sentiremo nel Prefazio, umile pescatore di Galilea che confessò la fede in Cristo. Pietro, colui che ha costituito la comunità dei dodici e ha mantenuto l’unità di questa comunità nascente dopo la insurrezione di Cristo. Paolo, che illuminò le profondità del mistero attraverso la sua sapienza; maestro, dottore, che ha annunciato la salvezza alle genti, ai pagani. Paolo, che è diverso da Pietro per la sua personalità, ma anche per il suo iter formativo.

Paolo è un uomo dotto che ha studiato alla scuola di Gamaliele, quindi in qualche modo discendente di quella scuola chiamata Hillel. Al tempo di Paolo le due scuole rabbiniche importanti erano Hillel (Bet Hillel) e Shammai (Bet Shammai). Queste scuole rappresentavano due approcci diversi all’interpretazione dell’Antico Testamento e della legge ebraica. La scuola di Paolo è quella più “dolce”, la stessa del Vangelo di Luca, il Vangelo della misericordia, della docilità, della dolcezza, della mansuetudine. Da qui possiamo arrivare un po’ a comprendere la personalità di Paolo.

Ebbene, per quanto siano così diversi, nonostante a volte, come leggiamo negli Atti degli Apostoli, dei piccoli “scontri” su come interpretare l’Antico Testamento, alla fine entrambi arrivano a dare la vita per Gesù. E il Vangelo di oggi, mostrando la figura di Pietro, ci aiuta a capire qual è l’essenziale della fede, e anche della nostra fede. In tutto il Nuovo Testamento e soprattutto in tutto il percorso dei discepoli, l’unico discepolo ad affermare chi è Gesù in maniera totalmente decisiva e forte è Pietro.

Nel Vangelo di oggi, che è riportato anche in Matteo e Luca, Gesù, a metà del proprio percorso – come a dire: a metà del nostro cammino umano e spirituale – domanda: allora, cosa dice la gente riguardo al Figlio di Dio, riguardo a me? E i discepoli rispondono: alcuni dicono che tu sei il Cristo, alcuni dicono che tu sei Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o uno dei profeti. Una risposta molto semplice e chiara. Ma quando Gesù arriva e pone la domanda personalmente – ma voi, chi dite che io sia? – è soltanto Pietro a dare l’unica risposta perfetta da un punto di vista teologico e perfetta da un punto di vista umano, di fede. Pietro dirà: tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente. E Gesù lo apprezzerà, lo dirà beato, perché ha risposto bene, ma aggiungerà: non la carne ti ha rivelato tutto ciò, ma telo ha liberato il Padre mio, la fede che tu hai trovato nel Padre. Il Padre ti ha donato questa fede così forte nonostante la fragilità della tua vita.

E così Pietro diventerà il capo, il testimone a cui Gesù darà le chiavi per legare e per sciogliere, per aprire o per chiudere.
Noi tutti contempliamo con ammirazione la figura di questi due discepoli, Pietro discepolo e apostolo, Paolo apostolo. E se è vero che l’Italia è piena di santi canonizzati – almeno il 60% dei santi canonizzati sono italiani! – per cui le strade dell’Italia, dell’Europa, sono state strade toccate dalla vita dei santi, pensiamo che soprattutto Roma, e questi nostri luoghi, sono impregnati della testimonianza dei santi. Se pensiamo a Pietro e Paolo, sappiamo che, sbarcati secondo la tradizione a Pozzuoli, hanno percorso l’Appia antica per andare a Roma. Quindi sono passati forse qui dietro… Albano, Frattocchie… Pensiamo con tremore che Pietro e Paolo hanno toccato questa terra, l’hanno impregnata con il proprio sangue: Paolo è morto decapitato alle Tre Fontane, Pietro è morto sui colli Vaticani.

Allora, in questo tempo di guerre, di odio, di violenza, preghiamo per i nostri politici, per coloro che governano le nazioni, affinché, almeno umanamente, sappiano che questa terra è santa. Luoghi dove i discepoli hanno messo i loro piedi, hanno camminato, evangelizzato, hanno parlato, hanno incontrato la gente e questi luoghi esistono. Noi respiriamo di questa santità, un po’ dimenticata adesso, un po’ dimenticata perché si pensa alle armi, a riarmare la terra, mentre i discepoli hanno disarmato la terra, hanno abbellito la terra con il Vangelo, con la buona novella, con la buona notizia.
Questo è il senso del Vangelo. Questo è il senso di credere che i discepoli, alla fine, con percorsi diversi – Pietro umile, Paolo dotto e sapiente – hanno offerto la propria vita per Gesù.
Preghiamo che ciascuno in questa solennità, calpestando queste terre, queste strade percorse dai Santi, possa trovare almeno il senso, sentire la fede di quella umanità che ci accomuna tutti come figli di Dio.
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L’icona utilizzata nel post si trova nella nostra chiesa: “Le lettere di San Paolo”, di Raffaella Rovina

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