Alzate lo sguardo

16/11/2025

Siamo ormai arrivati agli “sgoccioli” del Tempo Ordinario e la Chiesa ci sta già proiettando verso l’Avvento: mancano due domeniche, questa e la prossima. Concluderemo il nostro percorso e inizieremo così la preparazione al Natale.

E da oggi, infatti, iniziamo già a sentire delle letture particolari.

C’è nel Vangelo un grosso cambiamento rispetto ai racconti della vita di Gesù, dei miracoli e dell’insegnamento: si passa a un tono quasi più “muscolare”, dove ascoltiamo parlare della fine, e della seconda venuta, imminente, di Gesù. La Chiesa già ci proietta in questa direzione: queste letture risentono un po’ dell’antica tradizione del calendario liturgico, quando l’Avvento non durava quattro domeniche, ma sei. È come se, da un punto di vista liturgico, fossimo già entrati in quella dimensione di attesa del Signore. Perciò le letture di oggi sono, come dire, quasi drammatiche, possono incuterci timore, ma non è questo il loro scopo.

Possiamo dunque brevemente meditare sul Vangelo di oggi, un Vangelo che parla del Tempio. Gesù si trova con i discepoli e con molta gente davanti al Tempio, e molti, giustamente, ne parlano ammirando la sua bellezza. Il Grande Tempio di Gerusalemme, il Secondo Tempio, era stato da poco ricostruito, dopo la distruzione del primo, anche se la sua fine sarebbe arrivata presto: nel 70, infatti, sarebbe stato definitivamente distrutto. È interessante rileggere questo testo nella chiave spirituale del Vangelo di Luca. Tutti contemplavano il grande Tempio, soprattutto i pellegrini che venivano dal nord per il pellegrinaggio a Gerusalemme e che, arrivando, si fermavano a guardare dall’alto verso Gerusalemme, rimanendo abbagliati dalla sua bellezza. Lo storico Giuseppe Flavio dice che il Tempio sembrava una “montagna di neve”, tanto era splendido e maestoso: tutti rimanevano impressionati, soprattutto coloro che abitavano in campagna, e compivano il grande pellegrinaggio.

Ma Gesù, mentre tutti dicono “com’è bello!”, interviene: “Sì, è molto bello, però verranno giorni in cui non resterà pietra su pietra di questo Tempio”.

Uno potrebbe chiedersi: cosa è successo? Perché Gesù dice questo? Gesù inizia un discorso più profondo, più spirituale. Il Tempio materiale verrà distrutto; come nel Vangelo di Giovanni, si parla del Tempio materiale, ma anche di un altro Tempio. È come se dicesse: verrà il tempo in cui questa chiesa – materiale, ma anche come corpo di Cristo, come sacramento, come realtà spirituale – verrà distrutta: dal tempo, dagli avvenimenti… le realtà materiali finiscono. Gesù però conduce i discepoli a una fede più profonda. E come accadrà? Accadrà all’improvviso? Nel silenzio? Nella fama? Molti verranno approfittando della speranza che avete nel Figlio di Dio, dicendo: “Sono io”, “È là”, adulterando il nome di Dio. Ma voi abbiate fede: queste cose devono accadere.

Gesù ci invita a passare da un Tempio materiale a un Tempio spirituale, al “naos”, alla sacralità del Tempio interiore. Nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù parlerà ancora del tempio, dirà alla donna samaritana, che discute sul Tempio più importante, come noi che discutiamo sulla chiesa più bella o sulla parrocchia migliore: “Donna, verrà l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete Dio: verrà l’ora in cui lo adorerete in spirito e verità”. Il Messia che viene non costruisce grandi cattedrali, ne’ le abbellisce: costruisce lo spirito, l’interiorità, la forza della vita.

Nel testo di oggi troviamo una grande speranza, tra la venuta storica di Gesù – quella del Natale, che celebreremo a breve – e la venuta finale che noi attendiamo.

Viviamo un tempo segnato da guerre, violenze, pestilenze, carestie, fame, e tutti ci poniamo grandi domande. Nel ciclo liturgico feriale, in queste settimane, Luca ci presenta la domanda: “Quando verrà la fine dei tempi?”. E Gesù risponde: “Pregate e abbiate speranza; vivete la presenza di Dio dentro di voi, nel vostro spirito”. Quando vediamo le guerre, la fame nei paesi vicini o lontani, la povertà – e oggi celebriamo la Giornata dei Poveri non solo per un pranzo, ma per comprendere cos’è la povertà – noi cristiani viviamo questo tempo di mezzo, il tempo della speranza.

E dobbiamo avere la capacità di guardare in alto con Gesù.

“Quando vedrete queste cose, alzate il vostro sguardo”. Perché dobbiamo alzare lo sguardo? Qui sta il punto centrale del Vangelo: di fronte a ogni disperazione, noi cristiani possiamo superare e guardare anche le atrocità del mondo con gli occhi di Dio.

Cosa possiamo fare? Alzare lo sguardo, dare speranza, infondere speranza. Non accrescere la disperazione. Gesù, come Maestro e Cristo, ci dice: “Alzate lo sguardo”.

E nel Vangelo lo sguardo è autentico quando posso guardare tutti senza timore: quando sono in pace con il mio prossimo e con Dio.

Gesù supera l’antica idea che Dio non si possa guardare.

La parola chiave del Vangelo di oggi, davanti alla venuta storica e a quella finale di Gesù, è proprio questa: alzare lo sguardo. Viviamo tempi segnati da guerre e calamità, ma il cristiano ha il compito di alzare lo sguardo verso l’altro. Se alzo lo sguardo verso l’altro, posso guardarlo con occhi di fede, non più con occhi umani di gelosia, invidia o inimicizia: il mio sguardo deve essere purificato.

Così, quando Dio purifica la mia mente, il mio cuore e la mia anima, posso guardare la storia che cambia. E la storia, questo tempo fra la prima venuta di Cristo e la sua venuta nella gloria, può cambiare. E noi possiamo cambiare la storia: ma come? Iniziando da noi stessi, alzando lo sguardo, purificando la nostra vista, la nostra visione, il nostro occhio.

Come dice san Paolo, se il tuo cuore è puro, anche il tuo occhio e il tuo corpo saranno puri. È questa la purità di cui si parla: la purità della vita.

La bontà, la carità e l’amore che Cristo ci ha insegnato e che ci ha indicato per camminare nella vita fino al giorno in cui incontreremo Dio, giudice e misericordioso.

Alla fine del nostro cammino, speriamo che la giustizia di Dio sia per noi misericordia.

Oggi, nella Giornata dei Poveri, preghiamo perché anche il mondo intorno a noi possa cambiare e perché anche noi possiamo cambiare attraverso i nostri piccoli gesti: un gesto spirituale, la preghiera, e un gesto concreto e materiale, per sostenere chi, vicino o lontano, ha bisogno di una mano. Questa è la carità di cui parla il Vangelo, nella quale si concretizzano le parole di Gesù.

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