Basilica Lateranense

9/11/2025

È strano celebrare di Domenica la festa della Basilica Lateranense, che è chiamata e conosciuta come “madre di tutte le chiese dell’urbe e dell’orbe”, di Roma e del mondo. La nostra cattedrale di Albano è nata proprio insieme a quella di Roma e ne condivide non solo il promotore – fu costruita infatti per iniziativa dell’imperatore Costantino – ma, in passato, anche il titolo. La cattedrale di Albano è infatti dedicata, come la cattedrale di San Giovanni, al battista e all’evangelista. Poi, nel corso dei secoli, il titolo della cattedrale fu mutato in quello di San Pancrazio. Ma oggi, questa festa viene celebrata in ogni parte del mondo cattolico.

Perché? Ci aiuta a fare chiarezza su questo proprio la Scrittura che abbiamo ascoltato.

In primo luogo, è Cristo il cuore della Chiesa. Lui è l’altare, la vittima e il sacerdote del nuovo culto cristiano. Lui, Gesù, è il suo popolo, e le mura che lo contengono. Sempre Lui sono i Sacramenti e la Parola che li genera. Cristo è il centro della vita cristiana, ce lo ha ricordato molto bene Paolo nella seconda lettura. Lui è il fondamento, non se ne può porre un altro.

Il cristianesimo non è una religione, né una morale, ma è l’incontro con Gesù vivo e risorto che ogni giorno si fa vicino ai suoi fratelli, al suo popolo e a noi manifesta la pienezza del suo amore.
È vero, l’uomo è un essere religioso e ha bisogno anche di un’etica per vivere e convivere con gli altri. E la fede ci fa dono di tutto questo, ci dona un culto, una vita morale, dei precetti. Ma tutto questo viene dopo. Non è solo una questione di termini. È una questione di essenza: l’essere viene prima nel fare. Anzi, l’essere determina e sostiene il fare.
Le nostre azioni sono conseguenze di ciò che siamo, e non vengono prima di ciò che siamo. Purtroppo però viviamo in un tempo caratterizzato dalla logica degli scambi economici e da un individualismo iterante e abbiamo dato tantissimo potere al fare, al realizzare, all’ottenere, dimenticandoci invece che l’essere umano ha una particolarità: è fragile, è debole, è creatura e la sua caratteristica principale è essere mendicante d’amore. Prima di tutto e sopra tutto, l’uomo è una realtà che ha bisogno, bisogno di cure, bisogno di presenza.

Dobbiamo rimettere allora al centro della nostra vita come comunità cristiana proprio Gesù.
È lui che dona senso e consolazione, speranza e visione del domani, bellezza e verità.

Se le nostre chiese si stanno svuotando, e se soprattutto i giovani non ci ascoltano, è perché noi non meritiamo di essere ascoltati più degli altri se abbiamo gli stessi interessi degli altri, se le nostre parole non si discostano da quelle di qualsiasi altra persona.
La Chiesa non è una onlus. noi non siamo un’organizzazione sportiva e non siamo neanche un centro anziani.
Se è vero che è bella una parrocchia dove c’è una bella associazione sportiva che educa attraverso lo sport ad essere squadra; che è bello riunirci insieme e metterci al servizio dei poveri e dei sofferenti; ed è bello prenderci cura delle persone che ci hanno tramandato la fede… Però noi non siamo questo prima di tutto: siamo prima di tutto popolo di Dio, volto e voce di Cristo per gli uomini e le donne di questo tempo. Perché se non è un cristiano ad annunciare Cristo, non lo può fare nessun altro. Non dimentichiamoci che la Chiesa è anche questo: popolo di Dio radunato dentro queste mura.
Ma se le mura sono importanti perché la Chiesa si raduni e celebri il Signore Gesù, non dobbiamo mai dimenticare che prima di tutto noi siamo le pietre vive di questo edificio, di quel Tempio Santo che il Signore stesso ha costruito sul fondamento degli apostoli, sul fondamento della tradizione, della Parola e dei Sacramenti. La Chiesa di Roma – ed ecco perché celebriamo la dedicazione della Basilica Lateranense – è eletta quale elemento di unità e garanzia, di comunione fraterna di tutto il popolo di Dio.

Chi è la Chiesa? La Chiesa è il Vaticano? Sono i Vescovi? La CEI?
Ma la Chiesa siamo noi! noi siamo quel Cristo diffuso che come lievito fermenta la pasta del mondo. Sì, noi siamo il lievito di Cristo, la speranza dell’umanità.

E allora potremmo dire: ma noi siamo peccatori, incostanti, egoisti, spesso stanchi e fragili; certamente, noi siamo tutte queste cose, e qualche volta anche peggio. Ma Cristo ha scelto ciò che nel mondo è debole e stolto per confondere i forti e i furbi e così predicare il Vangelo ai poveri. Noi siamo la sua Chiesa e non siamo la sua Chiesa perché siamo forti della nostra potenza, ma perché la forza di Cristo abita in noi, il suo nome ci possiede, la sua parola domina le nostre scelte. Noi siamo – ci ha ricordato Gesù nel Vangelo di Matteo – sale della terra e luce del mondo perché Cristo ha scelto noi senza alcun merito per annunciare il suo Vangelo al mondo intero.

Ecco perché oggi celebriamo questa festa: per ricordarci che siamo popolo di Dio, per ricordarci che la nostra condizione tutta speciale è quella di essere abitati dalla grazia di Cristo, al di là dei nostri peccati.

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