Memoria Defunti

2/11/2025

È sempre difficile affrontare un tema complesso come quello della morte, specie in presenza di bambini.
Ma è importante farsi certe domande, ed è importante farsele a qualsiasi età. Perché come è importante che un bambino scopra la matematica, come è importante che un bambino scopra la storia, è importante che un bambino affronti anche, fin da subito, le difficoltà che si impongono nella vita di ogni giorno. E un buon educatore lo accompagna proprio dentro questo percorso.

Certo, il tema della morte è un tema serio. Se ricordiamo la poesia di Totò “A livella”- forse una delle più famose sul tema della morte – a un certo punto lui, proprio nella parte finale, dice che queste cose sono cose serie. Ciò che appartiene alla morte è qualcosa di serio.
Però, serio non vuol dire traumatico, triste, impossibile da affrontare. Paolo, nella lettura che abbiamo ascoltato oggi, ci dice proprio questo, che noi non abbiamo ricevuto lo spirito da schiavi per cadere nella paura, ma abbiamo ricevuto lo spirito che rende figli adottivi e dunque uno spirito che ci dà la speranza.
Ci fa affrontare anche temi complessi, come può essere il tema della morte, senza la paura, senza dirlo come qualcosa di drammatico.

Cosa saremo? Cosa ci aspetta dopo questo evento?
Certo, l’obiettivo di un’omelia non è quello di fare l’analisi dei testi biblici ascoltati in maniera dettagliata, né tanto meno di tenere una lezione. Abbiamo la possibilità ogni lunedì alle 19 di fare lectio divina, nella quale, da una parte c’è un approfondimento proprio sui testi biblici, ma dall’altra c’è la possibilità di condividere il frutto della nostra riflessione su questi testi.

Però, c’è da dire che la Chiesa non ci fa mai leggere dei testi che descrivano cosa c’è nella morte o che cosa c’è dopo. Paolo per esempio dice “quello che saremo non ci è stato rivelato”. Non lo sappiamo. L’unica cosa che sappiamo è che “lo vedremo – parla di Gesù – così come egli è” .
Quindi, quello che possiamo dire della vita eterna è che sarà un’esperienza in cui avremo la possibilità di confrontarci con Gesù, avremo la possibilità di condividere un regno – quello che noi chiamiamo Regno dei Cieli – al quale apparterremo tutti quanti.

Però parlare di questo tema rimane importante. Perché? Perché questo tema ha a che fare con la vita.
Riprendiamo a questo proposito un passaggio del video-messaggio che Papa Francesco fece nel 2019 a un gruppo di studenti di un’associazione internazionale che si occupa proprio di giovani e formazione, che si erano riuniti a Città del Messico, e tra i temi che avevano affrontato c’era proprio questo: il tema di che cosa possa essere esattamente la morte.
D’altronde negli ultimi anni, a volte anche in maniera prepotente, la morte è entrata nei nostri discorsi e nelle nostre vite, se non altro per colpa della guerra; a volte semplicemente con dei numeri – 100 morti, 200 morti, 6 milioni di morti… – dimenticandoci che dietro a ognuno di quei numeri c’è una storia, c’è un vissuto, ci sono delle relazioni.
Beh, Papa Francesco a un certo punto dice così: “La domanda sulla morte è la domanda sulla vita, e mantenere aperta la domanda sulla morte forse è la responsabilità più grande per mantenere aperta la domanda sulla vita”. Ecco: la questione per noi cristiani non è la morte, ma è la vita.
Quando si legge la Scrittura non bisogna mai leggerla a pezzetti. Quando leggiamo un libro, per comprenderlo lo leggiamo dall’inizio alla fine. La stessa cosa si fa con la Bibbia, per comprenderla. E allora bisogna capire che nella Bibbia, quando si parla di questo tema, se ne parla in un modo tutto particolare. Per esempio, Giovanni a un certo punto scrive così: “Chi ascolta la parola di Gesù e crede in colui che lo ha mandato, ha la vita eterna, e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”. E potremmo citare tanti altri passaggi biblici… che dimostrano come in fondo, per la Bibbia, il problema non è la morte, il problema vero è la vita. Perché la morte, se è un passaggio della nostra vita, in qualche modo arriverà nello stesso modo in cui abbiamo vissuto la nostra vita, la nostra esistenza. Se la nostra vita è una vita piena, se la nostra vita è una vita arricchita dalla parola di Dio, se la nostra vita è una vita fortificata dalle relazioni, resa bella dagli incontri con gli altri, sostenuta dalla preghiera, rafforzata dall’azione dello Spirito Santo… beh, quella vita, allora, affronterà la morte nello stesso modo, circondata da relazioni, vissuta nella preghiera, fortificata dallo Spirito Santo.
Ma se la nostra sarà una vita vissuta nell’egoismo, in relazioni basate sull’interesse personale, dentro l’odio, dentro la rivalità, con una vita spirituale completamente dimenticata, se non addirittura assente, la nostra morte sarà uguale, sarà una morte resa buia.
Allora, cosa ci dice Gesù nel Vangelo oggi? Non ci descrive la morte o quello che ci sarà dopo. Anche se a un certo punto in effetti c’è un passaggio dove Gesù, a proposito di quelli che andranno all’inferno, dice che andranno nel fuoco… Ma in realtà, questa immagine non è per descrivere come sarà l’inferno, ma è per dire l’effetto che a quelle anime farà la morte. Cosa succede se buttiamo una cosa nel fuoco? Brucia. E che ci rimane? Cenere. Questo voleva dire Gesù: le anime che, in qualche modo, hanno vissuto una vita che non ha avuto senso, che non è stata legata a niente, dall’altra parte non avranno niente, non saranno niente. L’inferno è un luogo dove la morte distrugge ogni cosa.
Al contrario, il paradiso viene descritto come un luogo di relazioni costruite nell’amore. Ed è qualcosa di completamente diverso. È un luogo dove le nostre relazioni trovano il vertice più alto. Il giudizio parte dalle relazioni, cioè dal modo con cui abbiamo vissuto la nostra vita.

Concludiamo proprio con le parole che Papa Francesco utilizzò parlando a quei ragazzi nel 2019: “Ricordate che la morte non ha l’ultima parola”.
Per noi cristiani la morte non ha l’ultima parola, ed è per questo che possiamo affrontarla con coraggio e senza paura; ed è per questo che la morte è qualcosa che, seppur ci mette tristezza, non ci toglie la speranza, se in vita abbiamo imparato a morire per l’altro, per amore, come ha fatto Gesù. E questo ci mette nel cuore tutto un altro modo di vivere la nostra esistenza.

E allora vogliamo chiedere al Signore oggi in questa domenica tutta particolare, nella quale ricordiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle defunti, di aiutarci proprio a capire questo: la memoria di queste persone costruisce la comunione tra loro, che già vivono la dolcezza della comunione celeste, e noi, che quella comunione la speriamo, la desideriamo, e cerchiamo ogni giorno nell’amore fraterno, di costruirla.

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