04/04/2026
In questa notte santa, mentre la luce del cero pasquale squarcia le tenebre, siamo chiamati a leggere la nostra storia alla luce della risurrezione. Una storia che, oggi più che mai, appare segnata da contraddizioni e inquietudini.
Stiamo vivendo quella che Andrea Ricciardi ha definito “l’età della forza”. Sembra che chi ha la forza possa decidere, combattere, imporsi sugli altri. È una logica che attraversa i popoli, le relazioni, perfino i cuori. E noi, spesso, restiamo spettatori impotenti, con il timore di essere travolti, cercando solo di non essere coinvolti. Ma questa logica non costruisce, non genera vita: lascia dietro di sé solo ferite, divisioni, paura.
In questo tempo facciamo, in fondo, la stessa esperienza dei discepoli dopo la morte di Gesù. Anche loro erano smarriti, pieni di domande, incapaci di comprendere. La risurrezione non fu per loro una evidenza immediata. Ci volle tempo, ci vollero cinquanta giorni, e soprattutto il dono dello Spirito Santo a Pentecoste, perché potessero finalmente annunciare con coraggio Cristo crocifisso e risorto. Anche noi siamo in cammino, anche noi attraversiamo dubbi e fatiche nel credere.
Questa mattina, nell’ufficio delle letture abbiamo letto un’antica omelia del Sabato Santo che dice: “Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”.
È un’immagine potente: Dio entra nella profondità della morte per liberare l’uomo. Eppure, guardando il nostro tempo, sembra quasi il contrario: non è Dio a morire, ma l’uomo. L’uomo muore ogni volta che cede alla violenza, quando si lascia dominare dall’odio, quando assume la fisionomia del male. Muore quando rinuncia alla sua umanità, quando smarrisce il volto di fratello.
E tuttavia, proprio dentro questo smarrimento, noi continuiamo ad avvertire una presenza: Gesù è il Dio con noi. Anche quando non comprendiamo, anche quando i suoi pensieri sembrano lontani dai nostri quanto il cielo dista dalla terra, Egli non ci abbandona. È presente nel buio, cammina con noi nelle nostre notti, entra nei nostri sepolcri per aprirli dall’interno.
E allora questa notte ci consegna una responsabilità e una speranza: non solo riconoscere che Cristo è risorto, ma risorgere con Lui. La Pasqua non è solo un evento da celebrare, è una vita da assumere. Questo tempo ha bisogno di uomini e donne risorti: persone che non vivono secondo la logica della forza, ma secondo quella dell’amore; che non cedono alla disperazione, ma seminano speranza; che non alimentano la morte, ma generano vita.
Lasciamoci raggiungere dalla luce del Risorto! Lasciamo che trasformi il nostro cuore, le nostre relazioni, il nostro modo di stare nel mondo. E diventiamo, noi stessi, segni di risurrezione.
A Lui, Cristo risorto, vincitore della morte, al Padre che lo ha risuscitato, e allo Spirito Santo che dona la vita nuova, ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen