Venerdì Santo 2026

03/04/2026

Nel silenzio del Venerdì Santo, la Chiesa ci conduce davanti al mistero della Croce con le parole forti e luminose di san Giovanni Crisostomo. Egli ci invita a guardare oltre il segno antico: il sangue dell’agnello, che salvò Israele, non aveva potere in sé, ma era figura, annuncio, profezia. La vera salvezza è nel sangue di Cristo, versato per amore, vivo e operante nella vita dei credenti.

Oggi, mentre contempliamo la Croce, comprendiamo che quel sangue non è solo memoria di un evento passato, ma presenza viva. È il segno nuovo posto non più sugli stipiti delle case, ma sulle nostre labbra e nei nostri cuori. È il sigillo della misericordia che ci libera dal male e dalla morte.

Durante l’adorazione della Croce, tra poco, ciascuno di noi si avvicinerà per un gesto semplice e profondissimo: baciare il legno sul quale è stato appeso il Salvatore. Le nostre labbra toccheranno le piaghe del Redentore. Non è un gesto vuoto, né solo simbolico: è un incontro. In quel bacio accogliamo, nella fede e nella preghiera, il sangue di Cristo che scorre per noi. È come se quel sangue, vivo e splendente, segnasse ancora una volta la soglia della nostra vita.

E allora quel gesto diventa confessione e supplica: riconosciamo il nostro peccato, ma soprattutto accogliamo la sua misericordia. Quel sangue ci purifica, ci rinnova, ci salva. Il nemico passa oltre, perché vede non più il segno fragile dell’antica alleanza, ma la potenza dell’amore crocifisso impressa in noi.

Fratelli e sorelle, accostiamoci alla Croce con cuore umile e fiducioso. Lasciamoci toccare da questo mistero. E mentre le nostre labbra baceranno le piaghe di Cristo, chiediamo che il suo sangue scenda nel profondo della nostra vita, guarisca le nostre ferite e ci renda davvero uomini e donne nuovi, salvati dall’amore che non muore.

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