Ci sono parole che una persona dice quando sta per lasciare qualcuno che ama, parole che non si dimenticano più, parole che rimangono dentro come una carezza e una promessa insieme. Nel Vangelo di oggi Gesù parla così ai suoi discepoli. È la sera dell’ultima cena, sa che presto non lo vedranno più come prima. E allora non lascia istruzioni fredde, non lascia un regolamento: lascia il suo cuore, “non vi lascerò più orfani”.
Questa frase è il centro del Vangelo di oggi e forse è anche una delle frasi più necessarie per il nostro tempo.
Tutti noi conosciamo momenti in cui ci sentiamo soli, anche circondati da persone, anche dentro una famiglia, dentro una comunità parrocchiale. Ci sono giornate in cui sembra che nessuno capisca davvero quello che abbiamo dentro. Portiamo pesi nascosti, una paura, una delusione, una ferita antica… e a volte pensiamo: Dio dov’è? Mi vede davvero?
Gesù oggi risponde con dolcezza: non vi lascerò più orfani.
L’orfano è chi non ha più una casa del cuore, chi pensa di dovercela fare da solo, chi non si sente atteso da nessuno. E invece il cristiano non è uno che si salva da solo.
Chi non si sente atteso da nessuno è colui che ha perso ogni speranza. Prendendo in prestito le parole dell’Apostolo San Pietro: occorre fare riferimento e dare ragione di quella speranza che ci abita, che è Cristo stesso. Pensiamo a un bambino che si sveglia di notte dopo un brutto sogno, magari piange, ha paura; ma appena la mano della mamma tocca il suo viso, allora non c’è più la paura. La fede è questo. Non è la certezza che la vita sarà facile, ma è quando noi siamo certi che una presenza ci abita, che il Santissimo Salvatore veramente salva la nostra vita, è presente in noi. E allora possiamo essere certi di avere come riferimento quelle parole: non temere, tu sei amato, non sei da solo.
Gesù continua: se osserverete i miei comandamenti: è questo, l’amore. Gesù non dice “se mi amate trovate emozioni religiose,” non dice “se mi amate parlate bene di me”; dice: fate spazio al mio modo di vivere. Ecco cosa sono i comandamenti. Perché l’amore vero diventa gesto concreto, atto di carità; è la stessa immagine di quella mamma che si alza di notte per il figlio malato o impaurito. È lì che si vede l’amore vero. È quando il marito ascolta la moglie quando magari anche è stanco: è lì che si vede che sta amando. È quando un ragazzo rinuncia a prendere in giro un compagno fragile. L’amore non è teoria, l’amore è carne, è scelta, è fatica, l’amore è Vangelo vissuto.
Noi però spesso vogliamo amare senza convertirci davvero, vorremmo seguire Gesù senza cambiare certe abitudini, vorremmo la pace ma forse continuiamo a nutrire dei rancori, vorremmo sentirci vicino a Dio ma magari non troviamo mai tempo per pregare, vorremmo un mondo più umano ma forse alcune volte restiamo indifferenti alle persone vicine che soffrono.
L’amore non si dice soltanto, l’amore si fa. Forse questo è il tempo che ci è dato per amare davvero, per fare quegli atti di carità. Un po’ di tempo dato a chi è solo, un “scusa”, un “ti voglio bene”, una scelta onesta che costa, un atto di carità nascosto che probabilmente nessuno verrà mai a sapere. Ecco: è lì che il Vangelo prende forma.
Per questo Gesù promette anche il dono dello Spirito Santo, il “Paràclito”, colui che sostiene e accompagna.
E Gesù allora promette: io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro paràclito; è il dono dello Spirito Santo, colui che sostiene e accompagna. Non sarete soli a vivere il Vangelo, lo Spirito Santo vi aiuterà. Questa è una notizia bellissima, perché certe volte amare è proprio difficile; ci sono persone difficili da amare, ci sono ferite profonde, ci sono stanchezze che svuotano il cuore… e allora uno pensa: io non ce la faccio. Ed è vero: da soli non ce la facciamo. Il Cristianesimo non è uno sforzo eroico di persone perfette: è la vita di persone fragili che lasciano spazio allo Spirito di Dio. Lo Spirito Santo è come il fuoco sotto la cenere: a volte sembra tutto spento, ma la speranza, la fede, la gioia ci sono, sono presenti.
L’augurio per ciascuno di noi è quello di Gesù: tu puoi amare oltre le tue forze perché Cristo, il Santissimo Salvatore, è vivo in te.
Gesù ci lascia questa scelta, questa possibilità, questa ragione della speranza che abita in noi.
Lasciamoci allora con una domanda: se qualcuno guardasse concretamente il mio modo di amare in casa, al lavoro, nelle relazioni, nel perdono, nel tempo donato agli altri… capirebbe che il Santissimo Salvatore abita in me?