12/07/2026
L’estate può essere un momento prezioso, anche per leggere un libro, e magari riprendere uno dei grandi capolavori della letteratura. Spesso i grandi capolavori della letteratura hanno anche degli incipit meravigliosi. Uno di questi è: “Era un vecchio che pescava da solo, su una barca a vela nella corrente del golfo, ed erano 84 giorni che non prendeva un pesce”.
È l’incipit de “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway. Il protagonista è un uomo con gli occhi color del mare, che da quel mare trae ispirazione. Scrive nel racconto Hemingway: “Era considerata una virtù non parlare se non in caso di necessità, sul mare, e il vecchio l’aveva considerata tale e l’aveva rispettata”.
Anche se è una virtù non parlare spesso anche nella vita ordinaria, ma nel mare quel silenzio diventa occasione per mettersi in meditazione. In questi mesi estivi le ferie ci concedono di prenderci un po’ di tempo, magari proprio per andare al mare o in montagna, del tempo per stare all’aperto, in mezzo alla natura; un tempo prezioso che dovremmo utilizzare per contemplare la creazione di Dio, l’opera straordinaria uscita proprio dalla sua Parola, come dice il primo libro della Bibbia, la Genesi. Luogo, il creato, della manifestazione della sua straordinaria bellezza e potenza.
Giovanni Paolo II amava passare le vacanze in montagna e in un’omelia su questo brano, proprio mentre si trovava a Santo Stefano di Cadore, scrive: “Gesù è il maestro, e lo è anche nel modo di guardare la natura. Vediamo Gesù in riva al lago di Tiberiade, quasi assorto in meditazione. In quei momenti egli non mancava certo di contemplare anche il creato, per raccogliervi una riflessione della bellezza di Dio e per dialogare con il Padre. Parlando in parabole Gesù non fa altro che darci uno strumento di contemplazione del creato. Infatti la parabola nasce dall’osservazione delle cose che accadono, della bellezza della natura, e da questa osservazione ci conduce alla bellezza di Dio, alla sua contemplazione, ci conduce alla preghiera.”
Che cosa ci insegna oggi il seme osservato da Gesù? Che il seme è come la Parola di Dio: nasconde la potenza delle sue mani. Ma è una potenza, quella di Dio, che si manifesta solo quando viene accolta dalla libertà dell’uomo nel buon terreno del suo cuore.
Ci sono però almeno tre modi di ascoltare che non permettono alla Parola di manifestare la sua potenza, e dunque all’uomo di crescere nella verità.
Il primo caso è quando la Parola non è compresa – così ci dice Gesù. La logica di Dio non è certo la logica dell’uomo, “i miei pensieri non sono i vostri pensieri…”; ma all’uomo, a noi, è chiesto lo sforzo della ricerca, lo sforzo del silenzio e della contemplazione. Perché tenere la bocca chiusa e togliere dalla mente i mille pensieri che si affastellano l’uno sull’altro non è esercizio semplice, ma che richiede tanta attenzione, tanta applicazione. Perché la Parola di Dio, per essere accolta, deve essere accolta anche nella sua incomprensibilità; perché Dio non è mai riducibile ai nostri pensieri.
E poi ci ricorda che la parola resta muta quando rimane a livello delle emozioni e non scende nelle scelte – a volte anche dolorose – del perdono, dell’amore e dell’accoglienza. La Parola quando è vera ci deve mettere in crisi, perché soltanto dalla crisi nasce la possibilità di crescere. Le emozioni invece sono fugaci, passano in fretta, sono come le farfalle nello stomaco, che ti permettono sì di innamorarti, ma soltanto quando la scelta di trasformare il tuo innamoramento in amore e in fedeltà diventa solida, allora le cose cambiano.
E infine – ci dice Gesù – quando la Parola viene messa nel grande calderone delle cose tutte uguali e tutte allo stesso tempo importanti. Ma quando tutte le cose sono importanti, niente è più importante. Non sono importanti tutte le cose che ci accadono, tutto quello che pensiamo, tutto quello che vogliamo. In realtà, se ci riflettiamo bene, le cose importanti sono poche: sono quelle che fanno la differenza tra vivere e morire.
Ecco: la Parola di Dio è seme di vita e, se accolta, dona la vita nel cuore di chi la accoglie.