15/08/2026
Solo una madre avrebbe potuto esprimersi con tanta chiarezza e con tanta determinazione nel descrivere la beatitudine del cuore di colei che è stata la madre di Gesù. Quello descritto dalla frase della donna «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». è però un sentimento che ha in sé almeno due differenti direzioni, due differenti sottolineature.
In primo luogo, è qualcosa di squisitamente umano. L’orgoglio di una madre verso un figlio o una figlia che ha realizzato i suoi obiettivi nella vita non può che riempire il cuore di gioia. Nel libro “Il profeta” Gibran diceva alle madri: «voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi».
L’espressione di questa gioia incontenibile l’abbiamo vista qualche giorno fa, il 12 agosto, sugli spalti dei campionati europei di nuoto quando, dopo il record del mondo nei 50 dorso di Sara Curtis, la madre si è esibita in una danza meravigliosa che è stata più eloquente di mille parole. Di lei, e del padre, Sara ha detto: «i miei genitori sono le persone più umili che abbia mai incontrato nella mia vita, un esempio di perseveranza, disciplina e tecnica; sono la mia prima fonte di ispirazione».
Probabilmente, anche Maria è stato tutto questo per Gesù.
Ma colei che ha gridato quella frase tanto umana è anche nel novero dei discepoli, di coloro che tra la folla seguivano Gesù e che hanno riconosciuto in lui il Messia e il profeta di Dio. Questa donna riconosce allora che Maria ha partecipato, nella sua divina maternità, a qualcosa che non è soltanto umano, ma anche celeste.
La Madre di Dio infatti, preservata dal peccato originale in virtù dei meriti del Figlio, diventa la prima che può sperimentare la beatitudine che viene dalla relazione intima con lui.
Questo doppio livello, umano e divino di beatitudine che troviamo in Maria, il Signore oggi lo promette anche a noi che con lei vogliamo rendere oggi grazie al Padre per il dono ineguagliabile del Regno dei Cieli.