Dove stiamo andando?

30/08/2026

La pagina del Vangelo di oggi, XXII domenica del Tempo Ordinario, è la prosecuzione dell’episodio che abbiamo ascoltato domenica scorsa, nel quale Gesù, sul punto più lontano del tragitto che lo separava da Gerusalemme, Cesarea di Filippo, aveva posto ai Suoi discepoli una domanda di tipo vocazionale: dove sta andando la nostra vita? che direzione ha preso questo piccolo gruppo che, ispirato dalla volontà del Padre, sta cercando di realizzare quel disegno, quello di annunciare a tutti il Vangelo? Beh, sembra dire Gesù: la strada che ha preso è una strada estremamente particolare. Le conseguenze della presa di consapevolezza da parte di Pietro e dei discepoli che Gesù è il Messia, Gesù le vuole mettere subito in chiaro: andremo a Gerusalemme perché lì è necessario dare testimonianza di questa verità.

È qui il primo passaggio del Vangelo di oggi. È la domanda “dove stiamo andando?”. Pietro prova a fare un ragionamento che è un ragionamento carico di affetto e di amore nei confronti di Gesù.
Diciamocelo chiaramente: Pietro avrà tanti difetti ma è sempre molto sincero. Quando dice a Gesù “questo non ti accadrà mai” sta manifestando il suo modo di amare il Signore Gesù. Sembra, in questa pagina del Vangelo, una mamma apprensiva. Pietro è preoccupato: No, evitiamo di fare questa cosa perché questo ti mette in difficoltà, ti mette in pericolo. Non affrontiamo i pericoli, proviamo ad evitarli!

Il problema è che spesso le mamme apprensive producono figli disadattati; nel senso che impediscono ai figli di realizzare la loro esistenza, e impedendo loro di fare errori… gli impediscono di vivere. Tante volte i figli con madri apprensive cercano di sfuggire; e i danni maggiori li fanno non a partire dalle loro idee, dai loro pensieri, ma a partire dal tentativo di fuga dalla mamma apprensiva.
Pietro è preoccupato, ma non ragiona come ragionerebbe un amico, come ragionerebbe un fratello – solitamente il fratello, la sorella e l’amico in confronto alla mamma apprensiva ti sono di aiuto, non ti dicono di fare quello che ti dice lei. E poi: è fondamentale che una mamma e un papà si preoccupino dei figli, ma è altrettanto fondamentale che i figli diano preoccupazioni a mamma e papà: è il loro mestiere! È quello che devono fare.
Pietro vuole dirigere la vita senza dialogare con la vita, vuole pretendere dalla vita obbedienza, ma in realtà non si rende conto che occorre obbedire alla vita, o almeno dialogare con la vita stessa. Perché la realtà è qualcosa con cui dobbiamo sempre fare i conti. Papa Francesco ce l’ha detto molto bene nella Evangeli Gaudium, quando ci ha riportato quel principio che è fondamentale per noi oggi: la realtà è superiore all’idea. E si badi bene: in quella frase Papa Francesco dice che la realtà è superiore all’idea, non all’ideale, perché l’idea e l’ideale sono due cose diverse: l’idea è qualcosa di concreto, è qualcosa che voglio realizzare, che voglio produrre, mi viene un’idea e faccio un quaderno, prendo tanti fogli, li metto insieme, e da quest’insieme di fogli nasce un quaderno; l’ideale invece è il valore che sta dietro alla mia capacità, alla mia passione per creare qualcosa. E se non si può morire per un’idea, per un’ideale invece si può anche morire.

E allora, la croce per Gesù non rappresenta un’idea, non rappresenta cioè un modo, l’unico, con il quale realizzare la volontà del Padre, ma rappresenta l’ideale, la capacità di mettere la propria vita a disposizione piuttosto che trattenerla per sé, giocarsi la vita piuttosto che provare a proteggerla in tutti i modi, mettere la propria vita dentro un circolo d’amore e non soffocarla dentro l’egoismo che in realtà quella stessa vita la uccide.

Alessandro D’Avenia, scrittore giornalista e insegnante di lettere, nel libro “Ogni storia è una storia d’amore” (in cui racconta 10 storie d’amore, alcune che portano a una pienezza di vita altre che portano alla disperazione, al disamore), a pagina 18 ha un’espressione che può aiutarci molto oggi: “Si fa festa perché l’amore è una promessa, non una garanzia. L’idea romantica dell’amore ci ha illuso che ci sia una garanzia. L’amore vero invece festeggia la trasformazione della vita, passo dopo passo, in un cammino di scoperta di se stessi attraverso l’altro e insieme all’altro, e non a causa dell’altro.
L’amore vero è una storia, l’amore romantico è il sogno di una storia.”

Ecco: Gesù propone a Pietro una storia d’amore, mentre Pietro continua soltanto a immaginare una storia che non riesce a realizzare, che non riesce a mettere a terra.

E allora andiamo a guardare l’ultima parte di questo testo, la promessa che fa Gesù.
È una promessa, una garanzia in qualche modo che ciò che Pietro ha perduto in realtà è ciò che viene messo da parte per qualcosa di grande: chi perde la vita, la trova.

In un altro libro, “L’arte di essere fragili” (sulla letteratura e il pensiero di Leopardi), D’Avenia scrive: “Esiste un altro modo di mettersi in salvo, ed è costruire un’altra terra feconda, la terra di coloro che sanno essere fragili, perché affrontano la vita senza paura, ma con consapevolezza.”

Perché forse fa paura la vita, forse fanno paura le difficoltà. Se io sono consapevole di ciò a cui andrò incontro, potrò abbracciarlo nella verità, senza idee preconfezionate, ma con ideali grandi, questi sì.

Fidiamoci allora della rotta che Dio ha dato alla nostra vita, perché donandola, la vita, diventa piena e gioiosa.

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