21/09/2025
Il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi è uno dei più complessi del Nuovo Testamento. Sappiamo che Gesù spesso parla attraverso immagini, similitudini, esempi e parabole, perché i discepoli e la folla possano apprendere meglio. Nei Vangeli sinottici ci sono almeno 60 parabole con cui Gesù cerca di trasmettere il suo messaggio. E oggi abbiamo ascoltato la parabola più difficile, chiamata anche “l’amministratore disonesto”. La frase che più rimane impressa è “il padrone lodò quell’amministratore disonesto perché aveva agito con scaltrezza”.
Di questo passo esistono almeno 4-5 interpretazioni. Noi ne scegliamo una.
L’uomo ricco rappresenta Dio e l’amministratore rappresenta i discepoli, siamo noi quei discepoli a cui sono stati affidati ricchezza, sapienza, intelligenza, doni di Dio, a ciascuno di noi è stato affidato qualcosa e noi siamo semplici amministratori nella vigna del Signore – come diceva Papa Benedetto. Ora nel testo si dice che a un certo punto qualcuno ha accusato, ha sparso un po’ di voci in giro – una voce circolata come spesso può accadere nelle famiglie, nelle comunità, uno viene preso di mira, anche se non ha fatto nulla. Anche noi veniamo convocati ogni domenica, siamo convocati alla mensa del Signore, e per quanto siamo bravi e buoni c’è sempre qualcosa in cui abbiamo mancato. A questo punto l’amministratore inizia a fare il suo esame di coscienza: forse non avrò più un legame con il mio padrone? ma non sarà così, perché Dio non ci toglie niente. Cosa farò? Sono troppo fragile fisicamente, non posso zappare e di elemosinare mi vergogno, però so cosa fare, chiamo i debitori e inizio a vedere cosa posso fare con loro, tu devi dare 100? scrivi 50, tu devi dare 100? scrivi 80, ecco il cuore del Vangelo, questa è una delle interpretazioni forse più semplici e più belle.
Se finora il discepolo, l’amministratore ha pensato solo a sé, finalmente quando viene convocato – quando Dio ci scuote ogni tanto nella vita – il rapporto con il prossimo cambia. Quando ci sentiamo un po’ “bastonati”… iniziamo ad avere un rapporto con il prossimo, un rapporto diverso e questo amministratore, questo discepolo, dopo un passato da egoista, in cui non ha pensato al prossimo, al suo fratello, nell’amministrazione, nella vita, nella carriera, nel suo ruolo, inizia il percorso di conversione: come tratto gli altri? comprendo che posso fare qualcosa per gli altri, ed ecco il cuore del Vangelo.
Perché Gesù dice che il padrone lodò quell’amministratore disonesto? Perché finalmente ha iniziato un percorso di conversione, finalmente ha iniziato a fare qualcosa di buono. Nessuno di noi può fare un’azione buona al 100%, un’azione piena di santità al 100%, però dobbiamo iniziare a farlo, ed ecco che l’amministratore disonesto inizia a fare qualcosa di buono per gli altri, anche nella sua disonestà, “nel tuo modo di essere ingiusto” (il termine greco dice non tanto disonestà, quanto piuttosto “modo di essere ingiusto”, perché nella Bibbia solo Dio è giusto, noi siamo ingiusti, le nostre azioni sono piccoli fatti di bontà, arricchiti di ombre di bontà). In fondo, siamo tutti come questo amministratore che fa del bene, ma qualcosina si prende per sé sempre, un po’ di gloria… Gesù ci sprona, ci dice va bene, lo stesso sforziamoci di fare le nostre opere buone, per noi e soprattutto per gli altri, e facciamo “amici con la ricchezza disonesta”, cioè disonesta in quanto cerchiamo di fare qualcosa di buono anche se non riusciamo al 100% ad essere santi. Importante però è fare, muoversi.
E Gesù conclude con un’espressione fortissima che anticamente fino alla nuova traduzione era “non potete servire Dio e Mammona”, che significa non potete servire Dio e porre fiducia nelle cose materiali, nelle vostre aspirazioni uniche slegate da Dio, nella vostra forza, nella vostra potenza; quindi Gesù conclude dicendo: o servi Dio con tutte le tue forze purificando la tua vita e contemplando Lui, oppure puoi fare la tua vita staccandoti da Dio.
Preghiamo anche noi oggi affinché possiamo ogni giorno essere questi discepoli, questi amministratori un po’ peccatori, un po’ fragili, un po’ deboli ma che vengono spinti a guardare non soltanto dentro se stessi ma a uscire da se stessi verso l’altro, così come Dio è uscito e andato, e così come Gesù nel suo cammino è andato incontro al suo prossimo.