Granello di senape

05/10/2025

Signore: «Accresci in noi la fede!». Questo l’inizio del Vangelo di oggi, questo quel che gli apostoli chiedono a Gesù.
Anche nel nostro cammino dietro a Gesù, spesso la fede sembra venire a mancare, indebolirsi. In quel caso noi cerchiamo di orientarci, alzare lo sguardo e anche invocare il Signore dicendogli: dammi fede per poter riuscire nel mio percorso, nel mio cammino. Accade anche ai discepoli questa esperienza: dopo aver ascoltato molti insegnamenti di Gesù che hanno alzato l’asticella della fede, dopo aver ascoltato e contemplato il comportamento di Gesù, sembra che i discepoli si riconoscano un po’ inadeguati. Un po’ come accade nella nostra esistenza: più ci avviciniamo alla fede, più scopriamo che siamo inadeguati, siamo molto lontani. È come quando ci si avvicina la luce: più ci avviciniamo alla luce, più troviamo le nostre piccole imperfezioni.
Così anche i discepoli, a metà del cammino che fanno con Gesù, si ritrovano in questa condizione.

Che tipo di richieste i discepoli fanno a Gesù? Ci sono due categorie di richieste: richieste spirituali e richieste che in qualche modo riguardano la vita, la nostra salute, la nostra ricchezza, tutto ciò che compete e riguarda la nostra esistenza. Nel Vangelo di Luca ci sono soltanto due richieste spirituali: “aumenta la nostra fede” e “insegnaci a pregare come anche Giovanni insegnava ai suoi discepoli”.

Poi tutto il resto è realtà molto umana: lo “sgomitare” dei discepoli che dicono “chi di noi deve stare alla tua destra e alla tua sinistra?” o “dacci il potere”, “fai tacere i bambini” e molte altre cose riguardanti la vita umana. Poi ci sono solo due richieste spirituali.

Allora ecco la prima domanda che l’Evangelista pone a noi: com’è il nostro cammino spirituale? per quale motivo ci avviciniamo a Dio, ci avviciniamo a Gesù? Per chiedere una purificazione spirituale o forse per convenienza?
Nel Vangelo noi troviamo i discepoli che lo fanno più per convenienza che per grande spiritualità, benché siano allineati dietro Gesù per imparare; come noi, con la nostra buona volontà di esserci per imparare, per accrescere la fede, per santificarci, ma interviene sempre quell’umanità… e allora Gesù tranquillizza i suoi discepoli, non li spaventa: se aveste una fede quanto un granello di senape potreste fare tutto, addirittura sradicare un gelso – la pianta che ha le radici più grandi, quindi difficilissima da sradicare. È un’allegoria, un’esagerazione. Non dobbiamo spaventarci, è solo una questione che ci poniamo: Signore… però se tu mi dessi un pizzico in più… forse riuscirei nella mia vita. E Gesù dice: non abbiate paura, se aveste fede quanto un granello di senape… Perciò: noi abbiamo la fede, ma il punto fondamentale è come coltiviamo e come ci relazioniamo con la fede che abbiamo ricevuto; e per questo motivo Gesù racconta questa parabola del servo: quando il padrone torna dal lavoro non potrà dire al servo “servimi,” ma si porrà a lui a servire, così anche voi. Gesù dice ai discepoli “voi siete servi”… e qui dobbiamo anche stare un po’ attenti: nella Bibbia servo non significa ”schiavo” come noi intendiamo, ma significa figlio onorato: la dignità del servizio è innalzata alla dignità dell’essere figli. Perciò Gesù con questa parabola fa capire ai discepoli che essi stessi non sono altro che figli, servi che possono operare nei confronti del loro padrone, il Signore, così come il Signore opera nei loro confronti, e allora la parabola si apre, questo insegnamento di Gesù si apre: non serve tanto aumentare la fede, se la fede c’è come un granello di senape quella fede può maturare, quella fede crescerà, quella fede potrà dare risultati, quella fede potrà crescere nel cuore, è importante riconoscere che c’è e non chiedere di più; la fede non è un fatto retributivo e perciò… quando avrete fatto tutto quello che dovete fare consideratevi servi inutili, ci dice Gesù. Ora, il testo originale ci aiuta a capire un po’ meglio rispetto alle traduzioni, che spesso traducendo “tradiscono”; nel Vangelo di oggi Gesù dice effettivamente così: quando avete fatto tutto quello che dovete fare, consideratevi con un servo “acreios”, cioè “senza pretese”.

Qualcosa in più per aiutarci a capire questo testo è la parabola del figlio prodigo (o del padre misericordioso, o del figlio maggiore…): il figlio minore si confronta con il padre dicendogli “dammi tutto perché me ne vado, dammi la mia parte” e va via; poi ritorna a casa e il padre lo accoglierà come figlio; il figlio maggiore si arrabbierà: “no, qui c’è qualcuno che ha deviato, che ha calpestato le regole, quindi cosa si fa?” e il padre dirà: “tutto ciò che è mio è tuo”. E allora… ecco l’essere servi senza pretese. La fede non può rivendicare pretese. E questa era un po’ la questione dei farisei, dei sadducei: se ho più fede Dio mi deve dare di più, se ho più fede Dio mi deve aiutare, se ho più fede Dio deve corrispondere all’altezza della mia fede, mentre Gesù dice: quando avete fatto tutto quello che avete fatto, consideratevi figli, servi senza pretese.
Si sa, anche in famiglia tutti noi, come figli, ogni tanto vorremmo sentirci dire dalla mamma, dal papà “grazie”; e invece in quanto figlio non posso pretendere, anche se umanamente un piccolo grazie ogni tanto non fa male… però comprendiamo bene il senso del Vangelo di oggi: quando abbiamo fatto quello che dobbiamo fare, siamo servi senza pretese, figli senza pretese, la fede che ci è stata data come dono ci considera figli; come nelle famiglie, così nelle comunità, nella parrocchia, in chiesa, tutti vorremmo essere innalzati nella gloria, ringraziati mille volte, a volte non capita… ma Gesù ci fa capire: non pensare a queste cose, tu sei figlio amato, quindi se un genitore mi dice hai fatto quello che dovevi fare non significa che non mi ama, mi ama, però mi considera figlio e la nostra fatica nella fede, nel Vangelo di oggi è comprenderci figli amati. Noi la fede a volte la rapportiamo alla dimensione umana, quindi se io faccio tanto per Dio, Dio mi deve ringraziare, Dio mi deve porre sempre più in alto; ho lavorato per la chiesa tanto, perché non ricevo un titolo in più? tutti vorremmo in qualche modo innalzarci, mentre Gesù ci dice: quando hai fatto tutto quello che dovevi fare, sii un figlio senza pretese.

E allora, per sintetizzare al massimo, il Vangelo di oggi ci aiuta a comprendere cos’è la fede: la fede è un dono che ci è stato dato, un dono che coltiviamo e un dono che ci aiuta a realizzare la nostra esistenza e il nostro percorso come figli, come fratelli che camminano insieme, come chiesa, accompagnati e seguendo sempre il Maestro Gesù che è il nostro pastore.

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