Guardate Lui e sarete raggianti

26/07/2026

Tre semplici immagini accompagnano il Vangelo di questa domenica, tratte dalla vita quotidiana degli uomini e delle donne che ogni giorno incontravano Gesù: quella del tesoro in un campo, quella della perla preziosa, e quella della rete.

Tre immagini che in realtà si illuminano a vicenda e che ci donano oggi un prezioso insegnamento. Per comprenderlo, partiamo dalla fine del racconto, dall’ultima delle tre storie: quella della rete.
Il pescatore, dice il testo, gettando la rete in mare, può prendere di tutto, pesci buoni e pesci cattivi. E noi potremmo, volendo, ulteriormente specificare e suddividere questi pesci, quelli buoni, in commestibili, semplicemente, o addirittura raffinati, nel primo caso; oppure, i cattivi, disgustosi al palato, se non addirittura dannosi, velenosi, immangiabili.

È l’esperienza del pescatore, che permette ai suoi occhi allenati, alle sue mani attente di distinguere il pesce buono da quello cattivo, il bene dal male.

Ecco, potremmo dire che la pesca è un po’ una metafora della vita: tutto ci può succedere, accade di tutto nella nostra esistenza, e possono entrarvi vita cose buone e cose cattive. Spetta a noi il compito di riconoscerle.

E’ un po’ il consiglio che ci dà la prima lettura di oggi, quando mette sulla bocca di Salomone la preghiera delle preghiere: non darmi denaro, non darmi vittoria, ma dammi la sapienza di poter riconoscere ciò che è buono e ciò che è cattivo, perché questa sapienza dipende da me, mentre ciò che non arriva da me non dipende da me, posso soltanto saperlo distinguere e usarlo in modo corretto.

Ecco, noi potremmo dire che Dio entra nella nostra vita in tanti modi, come avviene ai protagonisti delle prime due storie che abbiamo ascoltato.

Può arrivare anche nella nostra vita in modo casuale e inaspettato, come un dono che non speravamo. Un po’ come avviene al contadino, che forse aveva già fatto esperienza della bellezza, ma che nel tempo si era disabituato a questo incontro, aveva smesso di stare con il Signore, di mantenere la relazione con Lui.

Oppure può esserci il cercatore di perle preziose: quello che nella sua vita si interroga, specula, pensa, vive una faticosa ricerca quotidiana, si domanda il senso della sua vita e cerca di credere in Dio. E Dio arriva nella sua vita nello stesso modo in cui arriva in quella del contadino: cercando di entrare in quotidianità di quella persona.

Noi tendiamo a ripetere negli anni gli stessi schemi – anche quelli pastorali – convinti che… “Se io ho incontrato Dio all’oratorio, tutti i giovani incontrano Dio all’oratorio” – “Se io ho incontrato Dio in quel movimento, tutti devono incontrare Dio in quel movimento”… Mentre le strade che segna Dio e attraverso le quali entra in contatto con noi possono essere le più diverse.

C’è solo una regola generale, che vale per tutti: Dio entra nella mia vita in quello che amo.

Facciamo un esempio sciocco ma che può rendere l’idea. Se io amo la carne, e porto a cena un amico vegetariano, certo non lo potrò vedere felice di fronte a una fiorentina; così, non potrò brindare col mio brunello di Montalcino con un astemio.
Ma noi ragioniamo con i nostri schemi mentali e pensiamo che tutti quelli che incontriamo ragionino con i nostri stessi schemi, pensino e incontrino le persone con i nostri stessi schemi, si relazionino con i nostri stessi schemi.
Ma Dio non è così. Dio entra nella nostra vita e si presenta sulla nostra strada non strappandoci al nostro quotidiano, ma intavolando un dialogo con noi, parlando alla nostra vita, facendo suoi i nostri desideri e i nostri sogni.

Se uno è un pescatore, Dio lo cerca sulla riva del mare. Se è un contadino, in un campo. Se è un mercante, a una fiera. Se è un pubblicano, al banco delle imposte. Se è un pastore, dietro le pecore. Se è un re, accanto al suo trono.

Non c’è un luogo che Dio non conosca. E se cambia qualcosa nella nostra vita è solo ciò che è peccato, ma lo fa con misericordia, con amore e mai con violenza.
Questo perché Dio vuole fare della nostra vita una meraviglia stupenda, come dice il salmista, arricchendola con il tesoro più prezioso.

Ma di cosa si tratta? qual è questo tesoro?
Lo chiediamo oggi a un libro famosissimo, un libro che fa parte della grande tradizione spirituale orientale: i Racconti di un pellegrino russo. Il protagonista, nel secondo dei racconti, fa una terribile esperienza. Dei ladri, dopo averlo picchiato e buttato in mezzo alla foresta, lo derubano di tutto. Soprattutto di due libri che per lui sono preziosissimi e che teneva nella sua sacca da viaggio: la Bibbia, e la Filocalia (un libro che riporta detti, pensieri e storie dei grandi maestri della spiritualità russa).

Ma come reagisce quest’uomo di fronte a questa perdita?
“Dianzi, giorno e notte disperavo.
Dov’era la mia Bibbia che avevo letto sin da bambino portandola sempre con me? Dov’era la mia Filocalia dalla quale avevo tratto insegnamento e consolazione? Avevo perduto, me infelice, il primo e l’unico tesoro della mia vita. Un tesoro di cui non ero ancora sazio. Avrei preferito che mi avessero ucciso piuttosto che dover vivere senza questo cibo spirituale”.
Nel racconto, quella perdita, e il suo successivo ritrovamento, lo aiuteranno a comprendere l’importanza e la forza che ha la vita spirituale, l’incontro con il Signore e la sua relazione, con quelli che sono i nostri incontri quotidiani e il nostro modo di vivere il rapporto con gli altri.

E ora domandiamoci: se domani perdessimo tutto, che cosa resterebbe? Su cosa potremmo ricominciare a costruire la nostra vita? Quale tesoro non ci potrà mai essere portato via?

Forse ciò che veramente è un tesoro per noi lo abbiamo già al nostro fianco e non lo abbiamo mai valorizzato nel modo giusto.
Forse avevamo già incontrato Dio, ma lo abbiamo perso lungo la strada, e lui prova ad illuminarci, ma noi restiamo nel buio dei nostri egoismi.

E allora, sempre come dice il salmista:

“Guardate a Lui e sarete raggianti.”

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