05/04/2026
Il Vangelo di questa mattina ci consegna un’immagine piena di movimento e di vita: la corsa. Maria di Magdala corre, Pietro corre, corre anche il discepolo che Gesù amava. È come se, all’alba di Pasqua, tutto si mettesse in moto.
Dopo il silenzio della morte, dopo il peso del sabato, improvvisamente i piedi si muovono, il cuore si riaccende, nasce un’urgenza. Pietro e il discepolo amato corrono insieme verso il sepolcro. È una corsa carica di domande, di paura, ma anche di speranza. Il discepolo amato arriva per primo, si ferma, guarda; Pietro arriva dopo, entra, osserva i segni. È una corsa diversa per ciascuno, come diversa è la fede di ognuno di noi: c’è chi intuisce, chi ha bisogno di vedere, chi entra più lentamente nel mistero. Ma entrambi sono in cammino, entrambi si lasciano coinvolgere.
Quella corsa è anche la nostra. È la corsa dell’umanità che cerca una risposta davanti al mistero della morte, davanti al dolore, davanti al senso della vita. È la corsa di un mondo che spesso sembra smarrito, ferito, in cerca di speranza.
Le parole della poetessa Margherita Guidacci sembrano dare voce a questo grido profondo:
“Chi ci darà coraggio? Dov’è la nostra speranza?
Alto si leva il lamento sopra le nostre vie.
Patria dell’uomo è l’uomo e noi siamo tutti in esilio.
Ma tu ci hai creati una volta, Signore, tu puoi crearci di nuovo.
Spezza il cuore di pietra, dacci un cuore di carne”.
È il grido dell’uomo di ogni tempo, ed è anche il nostro. Ci sentiamo a volte in esilio, lontani da noi stessi, dagli altri, da Dio. Ci chiediamo dove trovare il coraggio, dove fondare la speranza. Eppure, il Vangelo ci dice che la risposta non è un’idea, ma un fatto: il sepolcro è vuoto. Le bende sono lì, il sudario piegato. E da quei segni nasce la fede: il discepolo amato “vide e credette”.
La risurrezione non cancella le domande in un istante, ma accende una luce dentro di esse. Non elimina subito la fatica del vivere, ma apre un orizzonte nuovo. Cristo risorto è la risposta al nostro grido: è Lui che può ricrearci, che può spezzare il nostro cuore di pietra e donarci un cuore di carne.
E allora anche noi siamo chiamati a correre. A non restare fermi nelle nostre paure, nelle nostre chiusure, nei nostri sepolcri interiori. A correre verso Cristo, a lasciarci sorprendere dalla sua presenza viva. A diventare, come i discepoli, testimoni di una speranza che non delude.
Questa mattina di Pasqua ci invita a rimetterci in cammino, con cuore nuovo. Il Risorto ci precede, ci attende, ci chiama alla vita.
A Lui, Signore della vita, al Padre che lo ha risuscitato dai morti, e allo Spirito Santo che rinnova ogni cosa, ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.